Serena Brancale ricorda la madre Maria, Silvia Toffanin in lacrime: «Se n’è andata lo stesso mese di mia mamma, sono insieme a guardarci»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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L’ottavo giorno di marzo del 2026, nello studio di “Verissimo”, si è consumato uno dei passaggi televisivi più intensi della stagione, un momento in cui la cronaca leggera ha lasciato spazio a un dolore intimo, ancestrale, trasformato in arte. Serena Brancale, reduce dal nono posto ottenuto al settantaseiesimo Festival di Sanremo con il brano “Qui con me”, si è seduta sul celebre divano rosa di Silvia Toffanin non tanto per raccontare la classifica – ormai un dettaglio tecnico di fronte all’emotività sprigionata – quanto per restituire il peso specifico di una lettera mai spedita, diventata canzone. Quella che poteva sembrare una semplice intervista promozionale si è rovesciata in una seduta di memoria condivisa, dove la musica è servita solo da catalizzatore per una perdita che, a distanza di sei anni, brucia ancora come il primo giorno.
La telefonata da Roma e l’assenza improvvisa della madre Maria
La madre della cantante barese, Maria De Filippis, musicista e insegnante italo-venezuelana, se n’è andata nel 2020 in circostanze che la figlia ha solo ora trovato la forza di verbalizzare in pubblico senza filtri. «Se n’è andata a sessant’anni, improvvisamente. Non sapevamo che sarebbe successo», ha rivelato Serena a Toffanin, ricostruendo quei momenti con un distacco che sa di trauma ancora aperto. Si trovava a Roma per lavoro, impegnata a tenere un corso di musica, quando è squillato il telefono. Dall’altra parte c’era la sorella Nicole, che le ha intimato di rientrare subito: un intervento non era andato come avrebbe dovuto, e da quella comunicazione lapidaria in poi tutto è diventato «brutto», per usare le parole crude eppure efficaci della diretta interessata. Una narrazione, questa, priva di fronzoli retorici, che restituisce l’idea di un lutto che non ha avuto né un preavviso né una preparazione, piombando addosso a una famiglia unita dal dna artistico.
A legare Serena alla madre non era solo il sangue, del resto, ma una vocazione comune: Maria De Filippis non era soltanto un genitore, ma una guida tecnica, un’insegnante di canto che aveva trasmesso alle figlie la necessità del bello, delle note, della disciplina. «Mamma era un’artista poliedrica, mi ha inculcato l’amore per il bello», ha ricordato la cantante, descrivendo una casa in cui ogni stanza ospitava un pianoforte verticale e dove si respirava un’aria di creatività costante. Eppure, nonostante questa familiarità con l’espressione dei sentimenti, per sei lunghi anni Serena ha deciso di non toccare quella corda in musica, rimuovendo l’argomento dal proprio repertorio. «Per sei anni ho tenuto dentro di me un’emozione che non sentivo di poter condividere», ha spiegato, suggerendo che la scelta di portare “Qui con me” all’Ariston è stata più una necessità catartica che una mera operazione artistica.
«Qui con me» come lettera, un vestito e l’odore che non passa
Il brano, una ballad costruita sull’introspezione piuttosto che sui ritmi trascinanti che avevano caratterizzato “Anema e Core” nell’edizione precedente, è stato definito dalla stessa Brancale come una lettera d’amore postuma. Un testo che recita «Scalerei la terra e il cielo, anche l’universo intero, per averti ancora qui con me», e che non cerca la compassione facile ma piuttosto la verità di un rapporto che il tempo non ha scalfito. La madre, nel racconto della figlia, continua a vivere nei dettagli più minuti del quotidiano: nelle mani, nei gesti, persino nell’odore che Serena ha cercato disperatamente di trattenere durante l’esibizione più importante della sua carriera. In quella serata finale del Festival, infatti, la cantante ha sfoggiato un abito nero che non era un semplice capo di alta moda: apparteneva all’armadio di Maria, indossato in occasioni felici come il compleanno del fratello o i quarant’anni della stessa madre.
«L’avevo visto indossare a mio fratello, in quella finale mi sembrava di avere ancora addosso il suo odore», ha confidato la Brancale, restituendo al guardaroba una funzione quasi spirituale, quella di reliquia laica. L’abito è stato recuperato durante le registrazioni di un videoclip a Bari, quando l’artista ha chiesto al manager Carlo di aprire quell’armadio rimasto intatto: «Gli ho mandato la foto e si è messo a piangere perché conosceva mia madre». A dirigere l’orchestra, in quella stessa serata, c’era poi Nicole Brancale, la sorella, in un quadro che realizzava il vecchio sogno di Maria: vedere le sue due figlie unite sul palco più importante della musica italiana. Un desiderio esaudito a distanza di anni, ma che Serena ha voluto comunque registrare come un segno, una grazia ricevuta nonostante l’assenza fisica.
Silvia Toffanin e il cordoglio condiviso per la perdita delle rispettive madri
A spezzare ulteriormente l’equilibrio già precario dello studio ci ha pensato la conduttrice, Silvia Toffanin, che di solito mantiene un controllo ferreo sulle proprie emozioni. In questa circostanza, però, il racconto di Serena ha aperto una ferita parallela, troppo simile per essere ignorata. La madre della Toffanin, la signora Gemma, è mancata nell’ottobre del 2020, lo stesso mese – e lo stesso anno – in cui è volata via Maria De Filippis. «Se n’è andata lo stesso mese di mia mamma, sono insieme a guardarci», ha detto Silvia con la voce rotta, stabilendo un parallelismo che trascende la semplice coincidenza anagrafica per diventare un patto ideale tra due donne che non si sono mai conosciute ma che ora, forse, condividono lo stesso spazio ultraterreno.
Un momento, questo, in cui il ruolo della giornalista e quello dell’intervistata sono collassati l’uno nell’altro, annullando la distanza professionale per lasciare spazio a un cordoglio orizzontale, autentico. La Toffanin, che proprio a “Verissimo” aveva dovuto dare la notizia della morte della madre qualche anno prima, si è trovata dall’altra parte del dolore, ascoltando una storia che era anche la sua. Senza bisogno di troppe parole, le due donne hanno trovato una complicità silenziosa in quella sovrapposizione di date e circostanze, quasi a volersi dire che il lutto, se condiviso, diventa più sopportabile. La puntata dell’8 marzo, riproposta successivamente nella rubrica “Verissimo – Le storie”, ha così assunto i contorni di una terapia collettiva, vista da milioni di telespettatori, che non cercavano il gossip ma semplicemente la conferma che anche chi appare in video patisce le stesse, identiche, ferite di chiunque altro.
Meta Description: Serena Brancale a Verissimo ricorda la madre Maria e commuove Silvia Toffanin: perse nello stesso mese del 2020, ora “sono insieme a guardarci”.




