Il caos del derby e la Roma che abbraccia la protesta: “Comprendiamo il legittimo disappunto”
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Redazione Sport
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La partita più attesa dai tifosi, quella che di solito congela ogni altra discussione, resta avvolta in un mistero logistico che nemmeno i calendari più cervellotici avrebbero saputo partorire. L’orario e il giorno del derby capitolino, sfida tra Roma e Lazio, non sono stati ancora definiti con certezza, nonostante l’attesa per l’ufficialità dell’evento – attesa che oggi potrebbe finalmente trovare un epilogo – tenga banco tra le pieghe di un confronto istituzionale piuttosto acceso. In questo clima di incertezza, che rischia di trasformare la vigilia in una sequela di annunci e controannunci, la Roma ha scelto una linea chiara: schierarsi dalla parte della propria tifoseria organizzata. Lo ha fatto attraverso un comunicato ufficiale, nel quale il club giallorosso sostiene la protesta lanciata ieri dai gruppi della Curva Sud, i quali hanno già fatto sapere – in termini perentori – che diserteranno il proprio settore se la sfida con i biancocelesti venisse disputata di lunedì sera.
Un comunicato che non lascia spazio a fraintendimenti
La nota del club, pur partendo da una premessa quasi rituale (“Pur nel doveroso rispetto delle decisioni che verranno prese dalle Istituzioni competenti e preposte per legge”), contiene però un passaggio destinato a fare discutere: la società “comprende pienamente il legittimo disappunto espresso dai propri tifosi in queste ore”. Una frase, questa, che non è soltanto una concessione retorica al calore popolare, ma si configura come un vero e proprio atto di alleanza – per quanto cauta – con le ragioni della protesta. La Roma, insomma, non si limita a prendere atto del malumore: lo legittima, lo definisce “legittimo” e lo fa proprio. “Sappiamo bene quanto sacrificio, passione e organizzazione personale comporti seguire la squadra per gli abbonati”, si legge ancora nel testo, “ma anche e soprattutto per chi vive lo Stadio come momento integrante della propria vita”. Una scelta lessicale, quest’ultima, che sposta l’asse del discorso dal mero tifo a una dimensione quasi esistenziale, dove lo stadio diventa rito e non solo intrattenimento.
Il nodo degli orari e la reazione a catena
La scintilla che ha acceso la polemica, va ricordato, non è scoppiata solo tra le mura amministrative del Tar – dove proprio oggi si discute il ricorso presentato dalla Lega Serie A contro lo spostamento della gara da domenica alle 12.30 a lunedì alle 20.45 – ma ha trovato un inaspettato amplificatore nelle parole di un tecnico di lungo corso. Maurizio Sarri, al termine della finale di Coppa Italia, aveva già gettato benzina sul fuoco con una dichiarazione secca: “Se si gioca alle 12,30 non mi presento”. Un commento, quello del mister, che aveva come bersaglio l’ipotesi – per ora remota ma mai tramontata – di collocare il derby nella fascia oraria del primo pomeriggio del lunedì. Dalle sue parole, pronunciate a caldo e riprese dai media, si è generata una pressione ulteriore che ha finito per inasprire il braccio di ferro tra chi programma, chi vende i diritti televisivi e chi deve garantire l’ordine pubblico.
Giornata decisiva tra Tar e volontà di derby domenicale
Proprio mentre la Roma diffondeva il suo comunicato, i legali della Lega Serie A discutevano in aula il ricorso contro lo slittamento serale del lunedì. Il club giallorosso, dal canto suo, ha fatto sapere di stare lavorando in tutte le sedi per disputare la stracittadina di domenica. Non un dettaglio da poco, perché la volontà di giocare nella giornata tradizionale del calcio italiano – quella che permette ai tifosi di tornare a casa senza sconvolgere gli impegni lavorativi della settimana – diventa qui un argomento che trascende la pura gestione sportiva. “Tifosi siano tutelati”, è l’inciso che riassume la posizione della dirigenza, la quale cerca così di intercettare un malcontento trasversale: quello di chi ha già pagato l’abbonamento, organizzato il viaggio o semplicemente chiesto un permesso per assistere a quella che, per molti, resta la partita dell’anno. Sullo sfondo, resta la consapevolezza che qualsiasi scelta – domenica alle 12.30, lunedì sera o altra collocazione – finirà per scontentare qualcuno. La Roma, però, ha già scelto da che parte stare.




