La strega di Putin, condannata a due anni per incitamento all'odio
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Redazione Esteri
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Alyona Polyn, il cui vero nome è Elena Sulikova, è stata condannata a due anni di reclusione da un tribunale della regione di Mosca, una sentenza che chiude un capitolo paradossale nella cronaca recente del paese. La donna, che aveva costruito la sua notorietà pubblica proprio attraverso rituali esoterici di sostegno al presidente Vladimir Putin, si è vista imputare il reato di "incitamento all'odio e alla violenza" verso i fedeli delle religioni tradizionali. La sua figura, per lungo tempo tollerata e persino amplificata dai media per la sua singolare devozione al Cremlino, non è bastata a scongiurare l'intervento della giustizia, la quale ha agito in base a quanto stabilito dalla procura.
Il libro che ha segnato la disgrazia
L'elemento centrale che ha determinato il suo cadere in disgrazia di fronte alle autorità è stato un volume dal titolo "Il mio nome è Polyn", un'opera nella quale, secondo gli inquirenti, sarebbero state rintracciate espressioni di profondo disprezzo verso il clero ortodosso, con toni giudicati così violenti da spingere all'ostilità. La procura russa ha sostenuto con fermezza che il testo oltrepassasse i limiti della libertà di espressione, configurando invece un vero e proprio attacco alla sensibilità dei credenti, un capo d'accusa che il sistema giudiziario locale applica con una certa frequenza. La condanna, quindi, non arriva per le sue attività magiche in sé, per quanto bizzarre potessero apparire, bensì per il contenuto giudicato estremista della sua pubblicazione, la quale ha finito per oscurare la sua immagine di sostenitrice del presidente.
I rituali magici per il presidente
Prima della condanna, la Polyn aveva conquistato una certa risonanza mediatica, arrivando a essere soprannominata da molti la "strega di Putin". Con il suo gruppo di seguaci, si era resa protagonista di performance pubbliche durante le quali venivano eseguiti complessi cerimoniali, caratterizzati dall'uso di oggetti simbolici come pugnali e campanelli, con l'intento dichiarato di proteggere il leader nazionale e scagliare maledizioni contro i suoi avversari politici. Queste esibizioni, che mescolavano un folklorismo pagano a un lealismo politico assoluto, erano state riprese e diffuse, attirando l'attenzione non solo dei media russi ma anche di quelli internazionali, affascinati dalla bizzarra intersezione tra esoterismo e sostegno al potere.
Le accuse di estremismo
Il caso giudiziario si è concentrato esclusivamente sulle presunte espressioni di odio contenute nel libro, trattando l'imputata non in quanto maga o sostenitrice di Putin, ma come autrice di un testo considerato estremista. Le indagini, che hanno portato alla condanna, hanno evidenziato come alcune frasi dell'opera offendessero in maniera grave i sentimenti dei religiosi, un reato che la legislazione russa punisce con pene detentive. La parabola della donna dimostra come, al di là delle simpatie politiche o della notorietà acquisita, le autorità giudiziarie intervengano quando vengono ritenuti superati i confini stabiliti dalla legge in materia di incitamento all'intolleranza, segnando un netto distacco dalla sua precedente immagine pubblica.




