I messaggini “zuccherino” e “mister monello” che complicano la causa del principe harry
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Nel turbine della battaglia legale che oppone il principe Harry all’editore Associated Newspapers, proprietario del Daily Mail, è affiorata una mole di conversazioni private destinata a scardinare almeno una parte dell’impianto accusatorio del duca di Sussex. A finire sotto la lente degli avvocati – e inevitabilmente dei tabloid – è uno scambio su Facebook del 2011 tra il secondogenito di re Carlo e Charlotte Griffiths, oggi giornalista di punta del Mail on Sunday. Lei lo chiamava «Mister Monello», lui rispondeva con «Zuccherino», e tra un messaggio e l’altro emergeva la nostalgia per «le coccole davanti a un film»; un flirt leggero, fatto di battute e allusioni, che all’epoca Harry non sapeva ancora di rivolgere a una professionista dell’informazione. La difesa degli imputati ha però fiutato l’occasione: quei messaggi, hanno sostenuto in aula, dimostrerebbero che non tutte le indiscrezioni pubblicate sul principe provenivano da intercettazioni illegali o da dossier sporchi, bensì da un rapporto diretto, per quanto giocoso, con una giornalista.
La strategia della difesa e il filo delle confidenze personali
L’udienza dell’Alta Corte, conclusasi lo scorso 31 marzo, ha lasciato sul tavolo un documento che gli avvocati del gruppo Associated Newspapers hanno sfruttato con abilità: la chat privata, ricostruita dal magazine People, contiene soprannomi come «Signor Birichino» e «Bomba H», nonché riferimenti a «divertenti weekend di scherzi» trascorsi insieme. Se ne deduce, nella tesi della difesa, che alcune notizie finite sulle colonne del Mail on Sunday potrebbero essere state alimentate dallo stesso principe, o da persone del suo entourage, senza bisogno di ricorrere a mezzi illeciti. Il nocciolo della questione – e qui sta il rovesciamento prospettico – è che Harry, testimoniando davanti ai giudici lo scorso gennaio, aveva giurato di non essere amico di alcun giornalista coinvolto nelle sue querele, e di non aver mai concesso confidenze a chi scriveva di lui. Quei «tesoro» e quelle «coccole mancate» ora gli si rivoltano contro, come un boomerang di carta bagnata.
Un flirt di carta, un processo di ferro
Charlotte Griffiths, diventata nel frattempo una firma influente del Mail on Sunday, non ha mai nascosto l’esistenza di un rapporto cordiale con il principe; ma i messaggi emersi vanno ben oltre la cortesia professionale. «Mi mancano le nostre coccole davanti a un film», scriveva Harry, e lei gli rispondeva con altrettanta disinvoltura, creando una traccia digitale che oggi l’editore usa come scudo. Per il duca di Sussex, che ha intentato questa causa insieme ad altre celebrità accusando il gruppo editoriale di raccolta illecita di informazioni, la pubblicazione della chat rappresenta un colpo basso. Tuttavia, dal punto di vista giudiziario, quei frammenti di conversazione spostano l’asse della narrazione: non più solo un principe perseguitato da spie e microspie, ma un uomo che, forse senza calcolare le conseguenze, ha abbassato la guardia con chi, dall’altra parte dello schermo, faceva quel mestiere.
La credibilità in bilico e il peso dei soprannomi
Nessuna sentenza è ancora stata depositata, e il collegio giudicante dovrà valutare se queste intercapedini affettive – chiamiamole così – bastino a inficiare le accuse di intercettazioni sistematiche. Quel che è certo, per ora, è che la difesa ha messo a segno un colpo mediatico e processuale non da poco. I soprannomi affettuosi («Mister Monello», «Zuccherino», «Bomba H») raccontano di una confidenza che mal si concilia con la versione del principe, il quale aveva sempre dipinto i rapporti con la stampa come un rapporto esclusivamente predatoria. In tribunale, la credibilità di un testimone si misura anche su queste contraddizioni: se Harry dice di non aver mai parlato con i giornalisti, e poi spuntano chat in cui li chiama «tesoro» e rimpiange i weekend insieme, il castello accusatorio rischia di crepare dall’interno. Resta da vedere come i giudici peseranno questi elementi, senza che per ora si possa ipotizzare l’esito finale.




