Zampolli raddoppia la scommessa: “Italia al mondiale? Chance oltre il 50%”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Nel gergo del blackjack, una disciplina che come pochi altri giochi da casinò mescola calcolo probabilistico e audacia, esiste l’opzione del “double down”. Una mossa che permette di raddoppiare la puntata iniziale in cambio di una sola carta aggiuntiva, e chi la compie lo fa spesso spinto più dall’istinto che dalla certezza matematica. Bene, lo stesso azzardo lo sta tentando Paolo Zampolli, l’inviato speciale per le partnership globali del presidente americano Donald Trump, sulla scrivania del presidente della Fifa, Gianni Infantino. La posta in gioco non sono fiches colorate, ma il posto dell’Italia al prossimo mondiale del 2026, una competizione che per la terza volta consecutiva la Nazionale azzurra guarderà presumibilmente in televisione. Dopo aver lanciato qualche settimana fa quella che a molti era apparsa come una provocazione destinata a spegnersi nel giro di poche ore, Zampolli ha scelto di alzare il tiro: “Che percentuale c’è? Penso più del 50%”, ha dichiarato durante la puntata numero 792 de “La Politica nel Pallone” su Rai Gr Parlamento, trasformando una velleità in una previsione quasi a metà strada tra la profezia e l’ordine di scuderia.

**L’ostacolo iraniano e il nodo dei visti**

La chiave di volta di questo meccanismo, e Zampolli lo sa bene, si chiama Iran. La Repubblica Islamica, al centro di un conflitto rovente con Israele e gli Stati Uniti (questi ultimi paese co-organizzatore della manifestazione assieme a Canada e Messico), non solo non ha ufficialmente rinunciato al proprio posto nel Girone G (insieme a Belgio, Egitto e Nuova Zelanda), ma si sta preparando per il ritiro in Arizona. Tuttavia, l’inviato di Trump gioca un’altra carta, quella burocratica, che a volte risulta più efficace di una dichiarazione di guerra: i visti d’ingresso. “Non vogliamo persone che possono fare cose sbagliate. Se si mandano delle persone che non sono benvenute, è meglio che non vengano”, ha spiegato Zampolli, sottolineando come il segretario di Stato Marco Rubio sia stato chiaro riguardo all’inammissibilità di individui legati a certe fazioni politiche. Una formula, questa, che trasforma un problema sportivo in una questione di sicurezza nazionale, senza che Teheran abbia ancora alzato bandiera bianca.

**Il faccia a faccia di Miami**

L’appuntamento che potrebbe decidere le sorti di questa operazione, va ricordato, è già fissato nel calendario mondano e sportivo del prossimo fine settimana. Zampolli ha confermato che incontrerà Infantino a Miami, in occasione del Gran Premio di Formula 1, un palcoscenico lontano dai campi di calcio ma ideale per trattative informali tra i potenti. “Non dovrebbe esserci un mondiale senza Italia”, ha ribadito l’inviato, scaricando però l’esito finale su altri: “La decisione spetterà a Infantino e Trump”. D’altronde, il termine “double down” presuppone una fiducia incrollabile nella propria mano, ma in questo caso la banca – rappresentata da Zurigo e dalle regole del calcio giocato – sembra per ora tenacemente intenzionata a coprire il tavolo verde. Perché l’Italia, in questo frangente, è solo una spettatrice che aspetta l’invito, mentre gli attori principali sono già seduti al tavolo.

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