L'Ocse lancia l'allarme: per i giovani italiani la pensione arriverà a 70 anni

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il futuro previdenziale dei giovani che oggi entrano nel mondo del lavoro si delinea con contorni sempre più definiti e, per molti versi, impegnativi. Secondo quanto emerge dal rapporto “Pensioni in sintesi 2025” dell’Ocse, presentato di recente, l’età per accedere al pensionamento è destinata a salire sensibilmente, toccando i 70 anni in Italia così come in altre nazioni che devono fare i conti con un invecchiamento demografico particolarmente accentuato. Mathias Cormann, segretario generale dell’organizzazione, ha definito questa tendenza “una sfida strutturale fondamentale”, le cui ripercussioni, di carattere economico, fiscale e sociale, sono destinate a segnare profondamente l’assetto dei prossimi decenni. Il quadro che ne risulta, per quanto prevedibile in linea di massima, assume toni di concretezza attraverso i dati forniti dallo studio, i quali tracciano un percorso obbligato per i sistemi pensionistici nazionali.

Uno scenario comune a molti paesi

Il “Panorama delle Pensioni 2025” dell’Ocse, documento che fa da cornice a queste proiezioni, specifica come l’età pensionistica media subirà un incremento generalizzato in tutta l’area dei paesi membri. Per le donne e gli uomini che hanno iniziato la propria carriera lavorativa nel 2024, l’uscita dal mondo del lavoro è prevista rispettivamente a 65,9 e 66,4 anni, un valore significativamente superiore rispetto ai 63,9 e 64,7 anni di chi si è pensionato proprio lo scorso anno. La forchetta delle età legali, stando alla normativa attualmente in vigore, sarà piuttosto ampia, spaziando dai 62 anni in paesi come la Colombia, il Lussemburgo e la Slovenia, fino a toccare o superare i 70 in Danimarca, Estonia, Italia, Paesi Bassi e Svezia. Ciò che accomuna questi ultimi stati, non a caso, è la necessità di adeguare i propri modelli sociali a dinamiche demografiche in rapida e profonda trasformazione.

Il caso specifico dell'Italia

La situazione italiana, in questo panorama, risulta particolarmente sotto i riflettori per una serie di fattori concomitanti. Oltre a spendere per il sistema previdenziale una quota del Pil pari circa al 16%, un dato che ci colloca al secondo posto nella classifica Ocse dopo la Grecia, il nostro paese si appresta a vivere un’evoluzione demografica tra le più rapide in Europa. Le proiezioni indicano, infatti, che entro il 2050 ci saranno 52 over 65 ogni 100 persone in età lavorativa, cioè con un’età compresa tra i 20 e i 64 anni. È proprio questo squilibrio, tra chi contribuisce al sistema e chi ne beneficia, a spingere l’asticella dell’età pensionabile verso l’alto, in un processo di adeguamento che l’Ocse giudica inevitabile. L’attuale soglia, fissata a 67 anni, è già il risultato di riforme passate, e un meccanismo che la collega automaticamente all’aumento della speranza di vita è stato già introdotto, preparando il terreno per gli ulteriori incrementi previsti.

Le implicazioni di una tendenza strutturale

L’innalzamento dell’età pensionabile a 70 anni, quindi, non rappresenta una mera ipotesi ma una direzione di marcia ormai tracciata, che vede l’Italia accomunata a un ristretto gruppo di nazioni nordiche e baltiche. Questo adattamento, per quanto drastico, viene interpretato come una risposta necessaria a una pressione demografica senza precedenti, la quale rischia di compromettere la sostenibilità finanziaria di lungo periodo dell’intero impianto previdenziale. La transizione, che avverrà gradualmente nel corso dei prossimi decenni, ridefinirà i confini della vita lavorativa delle generazioni più giovani, costrette a progettare un futuro con un orizzonte lavorativo più ampio. Il rapporto Ocse, in definitiva, non fa che fotografare una realtà i cui effetti iniziano appena a manifestarsi, delineando un contesto nel quale le politiche pubbliche e le scelte individuali dovranno inevitabilmente confrontarsi con parametri radicalmente mutati.

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