Borse europee in affanno, Milano traina i cali. Ferrari e Stellantis fanno male a Elkann

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Una settimana caratterizzata da alti e bassi, che ha visto le principali piazze finanziarie europee navigare su terreni insidiosi, si è conclusa con un segno negativo, lasciandosi alle spalle i timori per le tensioni politiche in Francia e l'incertezza generata dalle nuove tariffe doganali. I listini del Vecchio Continente, dopo aver toccato picchi che per alcuni, come Milano, non si vedevano da anni, hanno invertito la rotta, mostrando una fragilità di fondo che ha pesato specialmente sulla Borsa italiana, la quale ha registrato un calo più marcato rispetto alle altre. Mentre l'attenzione degli investitori era catturata dalla volatilità degli indici, l'oro, considerato un bene rifugio per eccellenza, continuava il suo rally, raggiungendo e superando la soglia psicologica dei quattromila dollari l'oncia, un traguardo storico che sottolinea la ricerca di sicurezza in un momento di fibrillazione dei mercati. A trainare le performance positive, ormai da mesi, rimane l'effetto intelligenza artificiale, con accordi miliardari tra colossi tecnologici che alimentano un ottimismo settoriale, gettando benzina su un fuoco che non sembra volersi spegnere.

Il tonfo di Piazza Affari e il contraccolpo per Exor

Il Ftse Mib di Milano, in particolare, ha chiuso la settimana con una flessione significativa, distinguendosi in negativo nel panorama europeo. A pesare sul listino sono state soprattutto le performance del settore automobilistico, che ha vissuto due giornate molto difficili, trascinando con sé le sorti della holding Exor della famiglia Agnelli-Elkann. L'auto, infatti, ha fatto male a John Elkann: i titoli di Ferrari e Stellantis hanno affondato in Borsa, causando una riduzione del valore della partecipata netta di quasi tre miliardi di euro nell'arco di soli due giorni. Una batosta notevole, che ha messo in luce la dipendenza della galassia Exor dalle sorti dei due costruttori, i cui andamenti borsistici hanno un impatto diretto e immediato sulla ricchezza del gruppo.

Ferrari in caduta libera e lo scivolone del petrolio

Il caso più eclatante è stato quello di Ferrari, che dopo una pesante flessione del 15% in una sola seduta, causata da un piano industriale per il 2030 che ha deluso le aspettative degli analisti, ha proseguito la sua discesa anche nella giornata successiva, lasciando sul terreno un ulteriore 2,77%. Questo doppio scivolone ha reso il cavallino rampante uno dei peggiori performer della settimana a Piazza Affari. Parallelamente, anche i prezzi delle materie prime hanno mostrato dinamiche contrastanti: il petrolio, in particolare, ha registrato un calo, con il Light Sweet Crude Oil che scambiava in perdita, mentre lo spread tra BTP e Bund tedeschi segnava un lieve rialzo, posizionandosi a 91 punti base, con il rendimento del titolo decennale italiano che si attestava al 3,51%.

Il quadro macro e le valute

Nel contesto generale, l'euro rispetto al dollaro statunitense ha continuato la sua seduta sui livelli della vigilia, riportando una variazione minima, quasi impercettibile. Questa relativa stabilità delle divise, che contrasta con i movimenti più ampi osservati negli indici azionari e nelle commodities, suggerisce un'attenta valutazione da parte degli operatori, i quali sembrano attendere nuovi elementi per prendere posizioni più nette. La settimana, nel suo complesso, ha dunque confermato la natura sensibile dei mercati a eventi politici e a comunicazioni aziendali, mostrando come un singolo annuncio, come quello sul futuro di Ferrari, possa avere ripercussioni immediate non solo sul titolo in questione, ma su un intero sistema di holding e investitori.

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