West Nile a Genova, secondo caso in una settimana: ricoverato un uomo di 86 anni

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Un uomo di 86 anni è ricoverato alla clinica di malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova per un'encefalite provocata dal virus West Nile. Si tratta del secondo caso registrato in città nell'arco di una sola settimana e riguarda un residente del quartiere di Sestri Ponente, sul versante del ponente cittadino.

Il primo caso autoctono era stato segnalato lo scorso 29 settembre e aveva coinvolto una donna di 66 anni residente a Sampierdarena, la quale aveva contratto l'infezione direttamente sul territorio ligure, senza collegamenti con viaggi o soggiorni in aree esterne alla regione.

Il quadro clinico dei due pazienti

Le condizioni di entrambi i ricoverati al San Martino restano gravissime. I due pazienti sono intubati e assistiti in terapia intensiva, secondo quanto riferito dagli ambienti ospedalieri. La donna di 66 anni, primo caso autoctono genovese, era stata ricoverata da giorni in prognosi riservata. Per l'uomo di 86 anni, invece, la diagnosi è di encefalite, la forma neuro-invasiva più severa dell'infezione.

La circostanza che entrambi i contagi siano stati contratti in città, in quartieri diversi e a pochi giorni di distanza l'uno dall'altro, ha indotto le autorità sanitarie a intensificare le misure di sorveglianza e di contrasto al vettore.

Disinfestazione nelle zone interessate

Il Comune di Genova ha disposto interventi straordinari di disinfestazione per eliminare o ridurre la presenza di zanzare nelle aree dove si sono verificati i contagi umani e sono stati accertati casi di infezione in animali. Le operazioni, scattate in orario notturno, prevedono trattamenti antilarvali e adulticidi nelle aree pubbliche e private comprese nel raggio di cento metri dai punti di ritrovamento dei volatili infetti e dalle zone di residenza dei pazienti.

Le misure sono state adottate in applicazione delle normative vigenti e del piano regionale di sorveglianza e risposta alle arbovirosi, che prevede l'attivazione di un tavolo tecnico intersettoriale tra Asl, Istituto Zooprofilattico, Arpal e Comune per definire le strategie più efficaci di prevenzione. Nel corso degli interventi, i residenti delle vie interessate sono tenuti a chiudere le finestre fino alle sette del mattino, a ritirare la biancheria stesa all'esterno e a ricoverare gli animali domestici al chiuso.

Modalità di trasmissione e sintomi dell'infezione

Il virus West Nile appartiene alla famiglia dei Flaviviridae ed è stato isolato per la prima volta nel 1937 in Uganda, nel distretto omonimo. I serbatoi del patogeno sono gli uccelli selvatici e le zanzare del genere Culex, le cui punture rappresentano il principale veicolo di trasmissione all'uomo. Il virus non si trasmette da persona a persona attraverso il contatto diretto. Il periodo di incubazione varia tra due e quattordici giorni, con possibilità di estensione fino a ventuno giorni nei soggetti immunodepressi.

La maggior parte delle persone infette non sviluppa alcun sintomo; circa il 20 per cento dei casi sintomatici presenta febbre, mal di testa, nausea, vomito e linfonodi ingrossati. Le manifestazioni più gravi, che comprendono encefalite e meningite, si verificano in meno dell'uno per cento delle persone infette e sono più frequenti negli anziani e nei soggetti fragili. Non esiste una terapia specifica né un vaccino per l'uomo: il trattamento è di supporto e si basa su idratazione, controllo della febbre e monitoraggio delle funzioni vitali.

L'andamento epidemiologico in Italia

I casi liguri si inseriscono in un quadro nazionale che negli ultimi mesi ha registrato una circolazione sostenuta del virus. Secondo i bollettini di sorveglianza dell'Istituto Superiore di Sanità, nel corso della stagione 2025 sono stati confermati in Italia diverse centinaia di casi di infezione da West Nile nell'uomo, con una quota rilevante di forme neuro-invasive e decine di decessi. La letalità calcolata sulle forme neuro-invasive si attesta intorno al 15 per cento.

La circolazione virale è stata dimostrata in numerose province appartenenti a sedici regioni, tra cui la Liguria, che rientra tra le aree classificate ad alto rischio di trasmissione. La sorveglianza veterinaria condotta su cavalli, zanzare e uccelli stanziali e selvatici ha confermato la presenza del virus in diverse regioni del centro-nord e del sud Italia, con il coinvolgimento dei lineage 1 e 2 del patogeno.

Il caso di morbillo al San Martino

Sul fronte delle malattie infettive, negli stessi giorni è salito a quindici il numero di casi di morbillo registrati in Liguria nell'ultimo mese. L'ultimo contagiato è un uomo di 63 anni mai vaccinato e che non aveva contratto la malattia in età infantile, ricoverato al Policlinico San Martino per complicazioni cliniche. Il nuovo caso conferma l'espansione del focolaio epidemico nella regione. A livello nazionale, i dati relativi al 2026 mostrano una crescita significativa delle notifiche rispetto all'anno precedente, con oltre il 57 per cento dei casi che ha richiesto ricovero ospedaliero.

La Liguria presenta coperture vaccinali per il morbillo inferiori alla soglia del 95 per cento raccomandata dall'Organizzazione mondiale della sanità, con valori tra i più bassi a livello nazionale per la seconda dose.

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