Bambini allontanati nel caso della famiglia nel bosco di Palmoli, un documento sulla scuola parentale rilancia il dibattito

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   In un bosco del comune di Palmoli, in provincia di Chieti, si è consumata una vicenda che ha portato all'allontanamento di due bambini, di 8 e 6 anni, dalla loro famiglia anglo-australiana. L'Associazione Italiana dei Magistrati per i Minorenni e per la Famiglia, in una lunga nota, ha definito questa misura un'*extrema ratio*, sottolineando come essa sia stata adottata esclusivamente per salvaguardare la salute psico-fisica dei minori dopo un lungo periodo, protrattosi per oltre dodici mesi, durante il quale la famiglia è stata attentamente osservata e accompagnata dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila. Un percorso, questo, che ha preceduto la decisione finale, la quale, come spesso accade in simili frangenti, si basa su una valutazione complessiva delle condizioni di vita.

Il nodo della scolarizzazione e il documento della scuola

Tra le varie motivazioni che hanno condotto ai provvedimenti del giudice, una in particolare riguardava la presunta mancata scolarizzazione dei bambini. Tuttavia, un elemento successivo sembrerebbe mettere in discussione almeno questo specifico aspetto. Emerge, infatti, un documento dell’istituto comprensivo di Palmoli che, in data 12 ottobre, aveva formalmente autorizzato la famiglia ad avvalersi dell'istruzione parentale, la cosiddetta scuola familiare o "homeschooling". Lo stesso plesso scolastico, in quella circostanza, aveva ratificato l’idoneità del progetto educativo per la figlia maggiore, sancendone la regolarità sotto il profilo normativo.

Lo stile di vita e le dichiarazioni dei genitori

Il contesto familiare, come descritto pubblicamente dalla madre, si caratterizza per scelte di vita non convenzionali. La donna ha raccontato di aver personalmente imparato a leggere all'età di nove anni, crescendo senza intoppi, e di offrire oggi, attraverso un proprio sito, consulenze telefoniche a pagamento per "trasmettere energia" ad animali che necessitano di cure. Il padre, da parte sua, in un'intervista concernente un recente accesso in ospedalo, ha dichiarato di essersi opposto all'utilizzo di strumentario sanitario di plastica, motivando la propria posizione con una ferma contrarietà verso questo materiale. Scelte, queste, che delineano un approccio esistenziale molto particolare, il quale, se da un lato rispecchia la libertà educativa, dall'altro viene valutato dalle autorità giudiziarie in relazione al suo impatto sul benessere dei minori.

La prospettiva degli esperti di diritto minorile

Sul caso si è espressa l'avvocata Carla Lettere, presidente della Camera minorile d’Abruzzo, associazione di legali specializzati nelle tematiche di famiglia e minori. L'avvocata, che vanta una vasta esperienza presso il Tribunale per i minorenni dell’Aquila avendo anche ricoperto il ruolo di curatrice speciale di minori, ha rimarcato un principio cardine in materia: «Deve prevalere sempre l’interesse del ragazzo». Una dichiarazione che, senza entrare nel merito delle specifiche valutazioni compiute dal tribunale, ribadisce il faro guida di ogni procedura che coinvolga persone di minore età, orientando ogni decisione verso la loro protezione integrale.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.