Elio attacca ancora: «L'autotune? È come il doping»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Elio, storico frontman di Elio e le Storie Tese, non molla la presa sul tema dell’autotune, tornando a criticare con veemenza l’uso eccessivo di questo strumento nella musica contemporanea. In un’intervista rilasciata a Corriere Torino, il cantante ha paragonato l’autotune al doping nello sport, sostenendo che «impedisce di gareggiare tutti nelle stesse condizioni». Una posizione che, sebbene non nuova, ha trovato ulteriore forza dopo la vittoria di Olly a Sanremo con Balorda nostalgia, brano che ha fatto ampio ricorso alla correzione vocale.

«La mia umiliazione massima è stata ascoltare la canzone vincitrice di Sanremo cantata con l’autotune. Ma di cosa stiamo parlando?», ha dichiarato Elio, senza mezzi termini. Il cantante, che ha sempre fatto dell’ironia e della sperimentazione un tratto distintivo della sua carriera, ha precisato di non essere contrario all’autotune in sé, ma al suo utilizzo come «strumento di correzione della voce e basta». Un approccio che, a suo avviso, snatura l’essenza stessa della performance musicale.

Non è il solo a pensarla così. Francesco Gabbani, altro nome di spicco della scena italiana, ha espresso un giudizio altrettanto severo durante un’intervista con Fanpage: «Mi fa inc***are», ha confessato il cantante toscano, sottolineando come l’autotune rischi di appiattire l’arte vocale, privandola della sua autenticità.

Elio, intanto, continua a portare in giro per l’Italia il suo spettacolo Quando un musicista ride, un omaggio alla grande tradizione musicale e cabarettistica italiana, da Giorgio Gaber a Enzo Jannacci, passando per Cochi e Renato. Uno show che, oltre a celebrare i classici, diventa anche un’occasione per riflettere sullo stato attuale della musica. Venerdì 14 marzo, al Teatro Colosseo di Torino, l’artista ha ribadito le sue posizioni, tornando a parlare del tema dopo le recenti dichiarazioni rilasciate a Il Giorno.

Il dibattito sull’autotune, insomma, non accenna a spegnersi. Se da un lato c’è chi lo difende come strumento di innovazione, dall’altro c’è chi, come Elio e Gabbani, lo vede come una minaccia alla purezza dell’espressione artistica. Una questione che, al di là delle polemiche, solleva interrogativi più ampi sul futuro della musica e sul ruolo della tecnologia nel plasmare il suono e la voce.

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