Il «filantropo» Gates rinuncia al summit indiano: i legami con Epstein tornano a galla

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   La conferenza stampa della Fondazione, diramata poche ore prima dell’inizio del suo intervento, parla di una «attenta valutazione» volta a «garantire che il fulcro dell’attenzione rimanga sulle priorità del vertice sull’Ia», ma appare difficile non leggere tra le righe l’ombra lunga e ingombrante di Jeffrey Epstein. Bill Gates, il fondatore di Microsoft diventato negli anni uno dei più noti filantropi globali, ha infatti cancellato la sua partecipazione all’AI Impact Summit in corso a New Delhi, un evento di altissimo profilo che vede tra i protagonisti il primo ministro indiano Narendra Modi e leader del calibro del presidente francese Emmanuel Macron, insieme ai ceo di Google, OpenAI e Anthropic. Una defezione, la sua, che arriva come un fulmine a ciel sereno dopo che solo pochi giorni fa la stessa fondazione aveva smentito con fermezza le voci di un possibile forfait.

A riaprire la ferita, e a costringere di fatto il magnate a fare un passo indietro, è stata la pubblicazione, da parte del Dipartimento di Giustizia americano, dell’ultimo archivio di documenti relativi al caso Epstein. Carte, quelle finite negli atti giudiziari, che hanno riacceso i riflettori sui rapporti tra Gates e il finanziere morto in carcere mentre scontava una pena per reati sessuali, e che la stampa internazionale, a cominciare da CNN e Reuters, non ha esitato a ricollegare alla scelta del passo indietro. Già in passato il fondatore di Microsoft aveva ammesso di aver incontrato Epstein, definendo quella frequentazione un errore madornale e circoscrivendo i colloqui a tematiche filantropiche; le comunicazioni private emerse ora, tuttavia, aggiungono dettagli imbarazzanti, parlando di tentativi di celare relazioni intime e di riservate cure mediche per le conseguenze di quei contatti. Un’ombra che, a distanza di anni, continua ad annebbiare l’immagine dell’uomo che ha fatto della beneficenza la sua seconda vita.

La tempesta perfetta sul summit indiano

Il dietrofront dell’ultim’ora si inserisce peraltro in un clima già piuttosto teso per la kermesse tecnologica indiana, che ambiva a rappresentare una vetrina di primo piano per il cosiddetto Global South in materia di intelligenza artificiale. Non è solo Gates, infatti, ad aver lasciato scoperto il proprio slot: Nvidia, il colosso dei chip il cui amministratore delegato Jensen Huang era attesissimo, aveva già comunicato un’assenza motivata da «circostanze impreviste», privando il pubblico di uno dei volti più iconici del settore. A questi contrattempi, che potremmo definire di alta quota, si sono sommate disorganizzazioni più prosaiche ma ugualmente dannose per l’immagine dell’evento, con delegati e ricercatori costretti a lunghe camminate nel caotico traffico di New Delhi a causa di blocchi stradali e dell’assenza di navette, e un’indignazione montata sui social per la gestione degli spazi e dei tempi.

L’euro digitale e lo spauracchio del “Grande fratello”

Se la cronaca tecnologica si intreccia inestricabilmente con quella giudiziaria, sul versante finanziario europeo la battaglia è invece tutta culturale e di percezione. L’introduzione dell’euro digitale, la moneta virtuale della Banca Centrale Europea la cui implementazione tecnica è prevista intorno al 2029, continua a scontrarsi con un muro di diffidenza popolare alimentato da teorie complottiste. Tra queste, la più radicata è quella che vede nel futuro strumento di pagamento un inquietante dispositivo di controllo, una sorta di «cimice» nei portafogli dei cittadini pronta a spiare ogni singola transazione. A gettare acqua sul fuoco di queste narrazioni è stato Piero Cipollone, il rappresentante italiano nel board della BCE, che nel corso di un’audizione parlamentare ha bollato senza mezzi termini queste voci come «fake news», ribadendo un concetto tecnico fondamentale: il sistema è pensato perché la banca centrale non possa in alcun modo risalire all’identità di chi paga, essendo le informazioni crittografate e gestite esclusivamente dalle banche commerciali, che restano il tramite con la clientela.

L’autonomia strategica oltre la privacy

Al di là della querelle sulla riservatezza, che Cipollone ha comunque definito garantita anche da una futura funzionalità offline, il vero nodo della questione, come ha spiegato lo stesso esponente BCE, è di natura squisitamente geopolitica. L’Europa, ha scandito, si trova in una condizione di «estrema vulnerabilità» nei pagamenti al dettaglio, con quasi due terzi delle transazioni con carta gestiti da società extraeuropee. Una dipendenza strutturale da circuiti come Visa e Mastercard, o da soluzioni tecnologiche riconducibili a grandi big tech americane o cinesi, che espone il continente a rischi sistemici non indifferenti. L’euro digitale, in quest’ottica, viene presentato non come uno strumento per sostituire il contante – che anzi continuerà a esistere – ma come un’infrastruttura pubblica, una «rete ferroviaria» sui cui binari le banche private potranno correre per offrire servizi innovativi, riducendo al contempo le commissioni, che oggi penalizzano i piccoli esercenti, e restituendo all’Europa quella sovranità monetaria che nell’era della digitalizzazione rischia di diventare un ricordo.

Il nuovo Medio Oriente di Trump e l’ultimatum all’Iran

Dall’altra parte dell’oceano, intanto, la geopolitica si fa muscolare e spettacolare. Donald Trump, tornato alla Casa Bianca, ha riunito a Washington la prima seduta del suo «Board of Peace», l’organismo internazionale voluto per gestire il futuro della Striscia di Gaza. Un consesso che il tycoon non ha esitato a definire «il più prestigioso mai messo insieme», e che ha subito mostrato ambizioni che vanno ben oltre l’enclave palestinese, arrivando a porsi di fatto come un organo di controllo e indirizzo persino nei confronti delle Nazioni Unite. «Il Board of Peace controllerà che l’Onu funzioni correttamente», ha dichiarato Trump, delineando una struttura parallela che ha raccolto l’adesione di una quarantina di paesi, molti dei quali hanno già stanziato fondi per la ricostruzione – si parla di oltre 7 miliardi di dollari da parte di nazioni come Arabia Saudita, Qatar ed Emirati, ai quali si aggiungeranno 10 miliardi americani – mentre alcune nazioni europee, come Regno Unito, Francia e Germania, hanno preferito per ora mantenersi ai margini, inviando solo osservatori.

La minaccia a Teheran e il nodo Hamas

Nella sostanza, il piano per Gaza presentato da Trump prevede la costruzione di enormi complessi residenziali e industriali, con l’obiettivo dichiarato di trasformare l’area in un paradiso terrestre entro il 2035. A condizione, però, che venga prima disinnescata la minaccia di Hamas. Il presidente americano è stato lapidario: «Disarmo o trattamento duro», aggiungendo che una forza di stabilizzazione internazionale, composta da contingenti di Indonesia, Kosovo, Albania e altri paesi, sarà dispiegata per garantire la sicurezza. Ma il vero fulcro della sua comunicazione, e il vero termometro della tensione mediorientale, è stata la strigliata all’Iran. In un crescendo di minacce, Trump ha lanciato un ultimatum chiaro a Teheran, chiedendo «un accordo significativo» sul programma nucleare e lasciando intendere che, in caso contrario, si potrebbe procedere con azioni militari, sulla scia del raid preventivo contro un impianto iraniano della scorsa estate. «Ne sapremo di più nei prossimi dieci giorni», ha avvertito, intrecciando il destino della ricostruzione di Gaza con la pressione massima sulla Repubblica Islamica.

Description: Gates salta il summit in India per i legami con Epstein. Cipollone smonta le fake news sull’euro digitale. Trump riunisce il Board of Peace per Gaza e lancia un ultimatum all’Iran.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.