Tour of the Alps, Pidcock si riprende la scena ad Arco mentre la caduta di gruppo mette Finn ko

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La terza frazione del Tour of the Alps, quella che ha ricucito il filo diretto tra Laces e la trentina Arco per 174,5 chilometri, ha consegnato il proprio verdetto in una volata che sapeva tanto di rivalsa personale. A spuntarla è stato il britannico Tom Pidcock, il quale ha dimostrato di aver completamente archiviato la giornata no precedente – quando aveva accusato un ritardo di quasi sei minuti – piazzando una progressione lineare e potentissima che non ha lasciato scampo ai diretti avversari. Davanti a lui, il solo traguardo. Dietro, un ordine d’arrivo che premia l’italiano Tommaso Dati, capace di resistere al ritorno del colombiano Egan Bernal, il quale ha completato il podio di giornata.

Se il finale ha restituito un’immagine di determinazione e controllo, l’avvio di questa stessa tappa ha invece raccontato una cronaca completamente diversa, fatta di corpi a terra e ambulanze ferme sull’asfalto. Nei primissimi chilometri, una maxi caduta ha coinvolto una trentina di corridori, costringendo la direzione gara a una neutralizzazione di una ventina di minuti; una sospensione resa necessaria per permettere ai soccorsi di operare in sicurezza. Il bilancio di quell’incidente, peraltro, si è rivelato pesante, con diversi atleti costretti ad alzare bandiera bianca ancor prima che la corsa ripartisse regolarmente.

L’impatto della maxi caduta, la frattura per Finn e gli altri forfait

Tra i nomi eccellenti finiti nel vortice di quella carambola, spicca quello di Lorenzo Finn, campione del mondo Under 23, il quale è stato il primo a pagare il prezzo più salato in termini fisici. Trasportato in ospedale, gli accertamenti hanno evidenziato una frattura del radio destro che ne ha decretato l’abbandono dalla corsa, interrompendo di fatto un’esperienza che lo vedeva al fianco del leader Giulio Pellizzari. Non è stato però l’unico a subire conseguenze serie: Felix Engelhardt, dopo la caduta, è stato sottoposto a tac per una commozione cerebrale – fortunatamente con esito negativo per quanto riguarda il quadro neurologico – ma ha riportato la frattura di un gomito, mentre Damien Howson ha lasciato la competizione con la sospetta frattura della clavicola. A questi si aggiungono i forfait di Victor Langellotti, Lorenzo Nespoli, Ulrik Tvedt, Manabu Ishibashi e Daniel Federspiel, completando un quadro di otto ritiri che hanno segnato profondamente la terza frazione.

Pellizzari tiene la testa, Pidcock ritrova la zampata

Nonostante il caos generato dall’incidente nelle fasi iniziali, la classifica generale non ha registrato scossoni per quanto riguarda la vetta, sebbene i margini restino esilissimi. Giulio Pellizzari, l’azzurro che aveva vestito la maglia di leader il giorno prima, si è presentato al via di Arco con l’obiettivo di gestire il vantaggio, e c’è riuscito, mantenendo il primato. Alle sue spalle, l’olandese Thymen Arensman insegue a quattro secondi, mentre Egan Bernal – grazie al podio conquistato allo sprint – si è portato a ridosso del leader staccato di sei secondi, stessa distanza che accusa l’altro italiano Mattia Gaffuri. Una graduatoria cortissima, insomma, dove ogni secondo varrà oro, ma che oggi ha dovuto inchinarsi davanti al gesto atletico di Pidcock. Il britannico, nel giorno più simbolico possibile correndo sulla sede dell’organizzatore, ha infatti sfruttato una volata lunghissima per sbloccare il proprio successo, lasciando sul posto un Dati che pure aveva ben figurato e un Bernal redivivo.

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