Tour of the Alps, Pidcock vince ad Arco e Pellizzari resta leader in maglia verde
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Redazione Sport
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Sulla salita che avrebbe potuto spezzargli le gambe, Tom Pidcock ha invece trovato la spinta per la sua rivincita. La terza tappa del Tour of the Alps 2026, la lunga Laces-Arco di 174,5 chilometri – e con i suoi 3.620 metri di dislivello complessivi, la più dura del pacchetto – è andata al britannico della Pinarello-Q36.5 Pro Cycling Team, capace di imporsi in una volata ristretta dove ha regolato Tommaso Dati (Team Ukyo) e Egan Bernal (Ineos Grenadiers). Un successo, questo, che sa di riscatto immediato per il bicampione olimpico della mountain bike, dopo quel secondo posto alle spalle proprio di Dati nella frazione inaugurale di Innsbruck.
La rimonta di Pidcock, tra sofferenza e reazione
Il racconto della tappa, va detto, non ha seguito un copione lineare. Lo stesso Pidcock, nelle interviste rilasciate al termine della frazione, ha confessato di aver toccato il punto di rottura già sulla prima ascesa di giornata, quando si è staccato dal gruppo dei migliori. Poi, complice un momentaneo rifiatare della corsa e l’assistenza preziosa dei compagni di squadra – i quali gli hanno permesso di rientrare senza bruciare energie preziose – l’alfiere della Pinarello si è ripreso. Ed è proprio da quella posizione di svantaggio che ha costruito la sua rimonta: riagganciati i fuggitivi di lusso, ha atteso il momento dello sprint finale per piazzare l’affondo decisivo, tenendo a bada Dati e un Bernal comunque reattivo.
Pellizzari tiene il comando, Arensman incalza
A nulla, insomma, è servito il forcing altrui per scardinare la classifica generale. Giulio Pellizzari, il marchigiano della Red Bull-Bora-Hansgrohe, conserva la maglia verde di leader con un margine di 4 secondi sul suo diretto inseguitore, l’olandese Thymen Arensman (Ineos). Un distacco esiguo, certo, ma finora sufficiente a respingere gli attacchi di Bernal e degli altri pretendenti. La tappa di Arco, lo si ricorda, cade nel giorno dell’anniversario della morte di Michele Scarponi – sono passati nove anni – e un altro marchigiano come Pellizzari che indossa la casacca di primato assume, in questa cornice, un peso specifico che la cronaca non può ignorare. Alle sue spalle, Domenico Pozzovivo si muove nelle vicinanze della top ten, mentre il colombiano Bernal recupera qualche secondo senza però riuscire a impensierire la struttura di comando.
Sprint, cadute e il ritiro di Finn
La giornata, peraltro, non è stata priva di episodi traumatici. Negli ultimi chilometri di una tappa resa nervosa dalla lunghezza – 174,5 km che ne fanno la più estesa di questa edizione – una caduta ha coinvolto Finn, costringendolo al ritiro. Un evento che, sebbene gestito senza conseguenze fisiche gravi per gli altri concorrenti, ha modificato gli equilibri di alcune squadre negli ultimi rulli di compresse. In volata, invece, Pidcock ha ribaltato l’ordine di due giorni fa: a Innsbruck era stato Dati a batterlo, qui il britannico ha preso la sua rivincita in uno sprint ristretto dove la potenza della sua progressione ha fatto la differenza. La classifica generale, dopo questa frazione valida anche per la Coppa Italia delle Regioni, rimane dunque invariata nei primi due nomi, con Pellizzari che dovrà difendere quei quattro secondi da Arensman nelle ultime tappe rimaste.




