Il Tour of the Alps scala il Bordala e il Redebus, Pellizzari si gioca la maglia sui 3.900 metri di dislivello della quarta tappa

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La carovana del Tour of the Alps si appresta ad affrontare la frazione che, sulla carta, rappresenta il vero spartiacque di questa quarantanovesima edizione. La quarta tappa, un impegnativo trasferimento di 167,8 chilometri da Arco a Trento, non è soltanto un passaggio obbligato verso l’epilogo di Bolzano, ma una dichiarazione di intenti del tracciato. Con un dislivello complessivo che sfiora i quattromila metri (segnatamente 3.900 secondo le ultime schiarite altimetriche), il gruppo dei migliori si trova di fronte a un banco di prova che poco concede alla tattica attendista e molto, invece, alla pura forza fisica.

L’attenzione del mattino, tuttavia, non si concentra esclusivamente sulle gambe degli uomini di classifica. La macchina organizzativa è già entrata nella fase di massima allerta lungo il corridoio interessato dal passaggio della corsa. A Bolzano, che domani ospiterà la tappa conclusiva, l’amministrazione comunale ha già diramato un’ordinanza che anticipa la chiusura delle scuole nell’area di Gries e impone significative modifiche alla viabilità per evitare disagi alla popolazione. Un segnale, questo, di come un evento di rilevanza internazionale richieda una sinergia perfetta tra i cronometri dei corridori e la vita quotidiana del territorio.

L’assalto alle prime pendenze del Bordala

Il via ufficiale da piazza III Novembre ad Arco darà il là a una sequenza di asperità che difficilmente lascerà tregua ai muscoli degli atleti. Dopo appena otto chilometri di riscaldamento, ecco spuntare all’orizzonte il Passo Bordala: una salita di prima categoria che con i suoi 14,8 chilometri al 6,9 per cento di pendenza media (sebbene con punte più dure nelle rampe iniziali verso Ronzo-Chienis) rappresenta la prima vera pietra dello scandalo. Superato lo scollinamento, una discesa veloce nella valle dell’Adige offrirà un efimero momento di respiro prima che la strada torni a impennarsi. E lo farà in direzione di Vigolo Vattaro per poi gettarsi, attraverso una serpentina tortuosa, ai piedi del Passo del Redebus. Anche questo, guarda caso, è un GPM di prima categoria: 12,9 chilometri al 6,8 per cento che risucchieranno le energie accumulate nella discesa.

Circuito di Piné, la rampa di Brusago e il finale tecnico

Quello che contraddistingue questa tappa, rendendola una “Queen Stage” degna di questo nome, è la struttura del suo sviluppo centrale. Una volta scollinato il Redebus, il plotone non troverà un pianoro verso il traguardo, ma un articolato circuito di 37 chilometri attorno a Baselga di Piné. In questo anello si nasconde l’insidia più subdola: la salita di Brusago, i cui primi tre chilometri viaggiano costantemente in doppia cifra percentuale. È in questi tratti che i corridori dai polpacci meno resistenti potrebbero lasciare per strada le residue speranze di gloria. Terminata la ricognizione sull’altopiano, il gruppo punterà decisamente verso Trento. E qui, negli ultimi dieci chilometri dopo lo scollinamento di Povo – la stessa ascesa che fece da snodo decisivo ai Campionati Europei del 2021 – si giocherà la parte più nervosa e tecnica della corsa, con una discesa che sgronda verso il cuore del capoluogo.

Pellizzari e il margine di 4 secondi sugli inseguitori

In questo contesto di selezione naturale, la maglia verde Melinda sulla spalle di Giulio Pellizzari pesa come un macigno, ma anche come uno stimolo. Il corridore della Red Bull – BORA – hansgrohe si presenta al via forte di un leadership conquistata con le unghie negli scenari soleggiati di Arco, dove ieri Tom Pidcock ha firmato la sua prima affermazione nella corsa. Il vantaggio dell’azzurro, però, è una polizza fragilissima: soli 4 secondi separano Pellizzari dalla coppia di diamanti della INEOS. Di fronte a lui, in secondo piano ma pronti a sferrare l’attacco, ci sono il colombiano Egan Bernal, ex vincitore del Tour de France, e il neerlandese Thymen Arensman, entrambi racchiusi nello stesso manipolo di secondi. Lo stesso Pellizzari ha avuto modo di confessare, al termine della terza tappa, la consapevolezza di dover “soffrire un po’”, una durezza che oggi diventerà inevitabile per chiunque ambisca a salire sul gradino più alto del podio finale a Bolzano. La tappa di oggi non regalerà conclusioni premature, ma è certo che su queste rampe si scriverà la prima stesura del verdetto finale.

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