La Coppa Italia delle Regioni si tinge di marchigiano: Pellizzari leader dopo il dominio al Tour of the Alps
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Redazione Sport
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La classifica della Coppa Italia delle Regioni 2026, dopo il passaggio decisivo del Tour of the Alps, ha subito una scossa tellurica le cui ripercussioni si riverberano su tutte le graduatorie secondarie. Giulio Pellizzari, il ventenne marchigiano in forza alla Red Bull – Bora – Hansgrohe, non si è limitato a vincere la corsa a tappe alpina – impresa che mancava a un italiano da tredici anni, da quando cioè Vincenzo Nibali impose il proprio sigillo quando ancora la competizione si chiamava Giro del Trentino – ma ha letteralmente monopolizzato le statistiche della rassegna ideata da Lega Ciclismo e dalla Conferenza delle Regioni e Province Autonome. Al termine dell’ultima frazione, quella da Trento a Bolzano di 128,6 chilometri resa esplosiva dalle rampe del Passo della Mendola, il giovane corridore ha indossato la maglia blu Unioncamere della generale individuale, scalzando tutti i rivali diretti con una manovra tattica che ha lasciato sul posto il duo della Ineos Grenadiers composto da Bernal e Arensman.
L’assolo su San Genesio e la maglia verde Melinda
La tappa conclusiva, va detto, si è infiammata ben prima del traguardo di piazza Tribunale a Bolzano. È stato proprio sul circuito finale che prevedeva la scalata a San Genesio, resa celebre dalla sua pendenza media insidiosa, che Pellizzari ha sfoderato l’allungo decisivo. Lo aveva anticipato nelle settimane precedenti, confessando a chi lo ascoltava che il Tour of the Alps rappresentava la corsa rivelazione della sua giovane carriera, quella che gli aveva fatto capire di poter aspirare ai massimi livelli. Detto, fatto. Il suo arrivo in solitaria, con le braccia aperte a tagliare il traguardo, ha consegnato al pubblico della ciclismo italiano un’impresa che non si vedeva dall’epoca del “Squalo” dello Stretto. La maglia verde Melinda, destinata al vincitore finale, è così approdata sulle spalle del corridore marchigiano, il quale ha saputo gestire la pressione del gruppo dei migliori quando la Ineos Grenadiers, nella prima parte dell’etapa, ha tentato di fare a pezzi il plotone imponendo un ritmo forsennato alle pendici della Mendola.
Un trionfo che vale quattro classifiche
La portata di questo successo, per quanto riguarda il torneo delle Regioni, risulta persino più ampia di quanto si possa immaginare. Le ultime quattro frazioni della breve corsa a tappe – va ricordato – erano valevoli come quinto appuntamento stagionale della Coppa Italia delle Regioni. Un dettaglio, questo, che ha trasformato ogni metro di asfalto trentino e altoatesino in un’occasione per accumulare punti preziosi. Pellizzari, approfittando della situazione, balza così in testa a ben tre graduatorie: quella generale individuale, quella riservata agli scalatori e addirittura quella della combattività. Se a ciò si aggiunge la leadership nella classifica finale del Tour of the Alps, si comprende come il giovane abbia messo il proprio sigillo su quattro diverse classifiche simultaneamente. Un bottino che non ha precedenti prossimi in questa edizione della manifestazione.
Il balzo di Dati e le Province autonome protagoniste
Mentre Pellizzari si godeva il palcoscenico principale, lo scenario del Tour of the Alps ha offerto spunti interessanti anche alle spalle. Le province autonome di Trento e Bolzano, da tradizione, hanno recitato un ruolo da protagoniste nell’organizzazione della corsa, fornendo il contesto montano ideale per fare selezione. Nelle retrovie della generale, un altro giovane italiano ha approfittato della circostanza: Tommaso Dati, il cui balzo in avanti nelle graduatorie della Coppa Italia delle Regioni rappresenta il secondo movimento significativo di questa tornata. Le frazioni alpine, con i loro continui saliscendi e la tattica che si è dipanata tra fughe e ricuciture, hanno premiato chi – come il marchigiano della Red Bull – Bora – Hansgrohe – non ha mai avuto timore di attaccare per primo. L’assenza di vinte conclusive o di volate di gruppo ha fatto sì che i punti pesanti finissero tutti nelle mani degli scalatori puri. E in questo gioco, nessuno è riuscito a fare meglio di Pellizzari, il cui strapotere sul San Genesio ha lasciato il duo della Ineos a guardare, impotente, la propria ruota posteriore allontanarsi verso il traguardo di Bolzano.




