Tour of the Alps 2026, il marchigiano Pellizzari trionfa e riporta il sigillo italiano a distanza di tredici anni
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Redazione Sport
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È una vittoria che sa di svolta epocale, quella che Giulio Pellizzari ha firmato sulle strade del Tour of the Alps 2026, perché il corridore della Red Bull–BORA–Hansgrohe non si è limitato a conquistare la classifica generale ma ha posto fine a un digiuno che durava da tredici edizioni. L’ultimo italiano capace di imporsi in quella che un tempo si chiamava Giro del Trentino era stato Vincenzo Nibali nel 2013, lo stesso anno della sua successiva cavalcata al Giro d’Italia; Pellizzari, ora, ha ripreso quel testimone con una prova di forza netta, dominando l’ultima tappa da Trento a Bolzano (128.6 chilometri) e blindando al contempo la maglia di leader.
L’assalto decisivo sul Montoppio e la gestione di un predestinato
Partito con la verde sul groppone, il marchigiano ha interpretato la frazione conclusiva con la lucidità di un veterano, tenendo a bada prima i tentativi di fuga e poi scegliendo il momento più duro per spezzare la corsa: la seconda ascesa del Montoppio. È lì che Pellizzari ha attaccato, lasciando sul posto avversari del calibro di Egan Bernal e Thymen Arensman, entrambi della INEOS Grenadiers, i quali alla fine si sono dovuti accontentare del secondo e terzo gradino del podio finale. La sua andatura in salita, regolare e implacabile, ha messo in difficoltà anche un fuoriclasse come Bernal, apparso quasi in soggezione nei suoi confronti come lui stesso ha raccontato a margine della gara.
Pellizzari cambia pelle: le parole del dopo-gara e il nuovo ruolo
L’impresa sulle Alpi, però, vale più di un semplice trofeo perché ha sancito una metamorfosi attesa: il giovane dalle belle speranze si è trasformato in un vincente. «Vittoria speciale» l’ha definita lui stesso, ammettendo che questa affermazione lo consacra come un leader a tutti gli effetti; lo stesso ruolo che la sua squadra gli aveva chiesto di interpretare e che ora lo proietta verso il Giro d’Italia con una consapevolezza diversa, da capitano che può permettersi l’obiettivo di «divertirsi» nella corsa rosa. Aveva iniziato la stagione con una pagella da 8, solida ma priva di acuti, e proprio nel momento più caldo dell’anno si è sbloccato.
La cronaca di una giornata controllata e gli echi dal gruppo
Nella tappa di Bolzano, Pellizzari ha alternato fasi di controllo paziente ad accelerazioni brucianti, senza mai concedere un varco ai diretti inseguitori. Più indietro, un altro protagonista di lusso come Tom Pidcock – scattato in una fuga che non ha impensierito la classifica – ha raccontato di sentirsi «piuttosto bene», segno che la sua condizione cresce giorno dopo giorno. Bernal, dal canto suo, non ha nascosto un certo smarrimento tattico: «A un certo punto ero vicino a Giulio e non sapevo cosa fare – ha confidato – continuavo a voltarmi». Frase che fotografa meglio di ogni altra lo stato di grazia del marchigiano, capace di intimidire persino un ex vincitore del Tour de France.




