Tim, Fastweb e Vodafone insieme per seimila nuove torri. E in Borsa affonda Inwit

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   La telefonata, in gergo tecnico, è passata e la reazione del mercato, d’altronde, non si è fatta attendere. L’accordo, sebbene ancora non vincolante, siglato tra Tim e il polo composto da Fastweb e Vodafone per la realizzazione di nuove infrastrutture passive destinate alla telefonia mobile ha letteralmente affossato il Titolo di Inwit a Piazza Affari, con le azioni della società attiva nel settore delle torri che hanno toccato nuovi minimi degli ultimi cinquantadue settimane. La partnership, che prevede la costituzione di una joint-venture partecipata in parti uguali dai due soggetti, mira a costruire e gestire fino a seimila nuovi siti sul territorio nazionale, un’iniziativa che, nelle intenzioni dei contraenti, serve ad accelerare la diffusione della rete 5G e, nel contempo, a rendere più sostenibile l’intero comparto delle telecomunicazioni italiano, consentendo agli operatori di dirottare maggiori risorse verso lo sviluppo di reti di ultima generazione.

Il crollo di Inwit e il riassetto del mercato delle torri

La reazione degli investitori, va detto, è stata immediata e feroce. Il titolo Inwit, dopo una partenza in sordina caratterizzata da alcuni stop&go, ha viaggiato stabilmente in coda al listino principale, registrando un tonfo che in alcune fasi della seduta ha superato il venti per cento, con il valore delle azioni sceso sotto i sette euro, ben lontano dai picchi toccati nei mesi precedenti. Un tracollo che ha spazzato via oltre un sesto della capitalizzazione della società in poche ore e che trova la sua spiegazione nella natura stessa dell’intesa: i due partner, Tim e Fastweb+Vodafone, rappresentano infatti circa l’ottanta per cento del fatturato complessivo di Inwit. La decisione di costruirsi una rete in proprio, o quanto meno di affiancare all’utilizzo delle infrastrutture esistenti una nuova e consistente pipeline di torri, segna un cambio di passo strategico non indifferente, spostando l’asse da una logica di approvvigionamento esterno a una di sviluppo diretto, modello talvolta definito come buy+make. Non si tratta, occorre precisarlo, di una sostituzione immediata, ma la prospettiva per gli azionisti di Inwit è quella di veder crescere un concorrente in un mercato, quello italiano, che oggi conta circa cinquantacinquemila siti e vede proprio Inwit e il colosso spagnolo Cellnex detenere insieme oltre l’ottanta per cento delle quote.

I dettagli dell’operazione tra i giganti delle telecomunicazioni

L’intesa, che resta subordinata al via libera delle competenti autorità, prevede un piano di sviluppo articolato su più anni, con Fastweb e Vodafone da un lato e Tim dall’altro che opereranno come anchor tenant, ovvero come clienti di riferimento e sottoscrittori di accordi di lungo periodo per l’utilizzo delle nuove torri, naturalmente a condizioni di mercato. La nuova infrastruttura, secondo quanto comunicato, sarà inoltre aperta all’utilizzo da parte di altri operatori terzi, seguendo un modello di accesso aperto che potrebbe ulteriormente ampliarne la portata e la redditività. Un altro elemento di rilievo, contenuto nella nota congiunta, riguarda la possibilità di aprire in futuro la compagine societaria della joint-venture all’ingresso di investitori istituzionali terzi, una mossa finalizzata a ottimizzare la struttura finanziaria del veicolo e a distribuire su più soggetti l’onere degli investimenti, che si preannuncia cospicuo. Per Tim, che aveva srato Inwit nel duemilaquindici per poi fonderla con Vodafone Towers nel duemilaventi, si tratta in un certo senso di un ritorno al passato, ma con una formula diversa e in un contesto di mercato radicalmente mutato.

Le reazioni degli analisti e l’impatto sul settore

Gli analisti finanziari, interpellati per commentare la piega degli eventi, non hanno nascosto le loro perplessità circa l’impatto che questa intesa avrà sul mercato esistente. Jefferies, in una nota, ha definito l’annuncio negativo per gli operatori di torri già attivi, sottolineando come la mossa dei loro principali clienti – Tim e Fastweb+Vodafone – segnali una chiara volontà di guardare oltre i contratti di servizio in essere, i cosiddetti Master Service Agreement, per sviluppare nuove infrastrutture con l’obiettivo di ridurre il costo complessivo del proprio portafoglio di siti radio. La nuova offerta, una volta a regime, andrebbe ad aggiungere circa un dieci per cento di capacità a un mercato che, come detto, è già saldamente in mano a due player principali. Cellnex, pur non essendo direttamente nel mirino come Inwit – dal momento che i suoi principali inquilini in Italia sono Wind Tre e Iliad – ha comunque subito una flessione, segno che la notizia ha gettato un’ombra di incertezza sull’intero comparto delle infrastrutture passive a livello nazionale.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.