Resident Evil Veronica, il ritorno alla terza persona e la cassaforte della timeline Capcom

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   L’onda lunga dell’annuncio al Summer Game Fest ha portato con sé non solo l’entusiasmo per il ritorno di Claire Redfield, ma anche una serie di precisazioni sostanziali da parte di Capcom in merito all’assetto tecnico e narrativo dell’operazione.

Se il trailer di presentazione, con la sua iniziale inquadratura soggettiva, aveva gettato più di un dubbio tra i veterani della saga, il producer Yoshiaki Hirabayashi ha provveduto a dissipare ogni equivoco durante le recenti sessioni di domande e risposte: il remake, in arrivo nel 2027, abbandonerà completamente la visuale in prima persona adottata negli ultimi capitoli numerati per riabbracciare la prospettiva classica in terza persona.

Una scelta, quest’ultima, che riallinea l’opera ai canoni estetici dei rifacimenti di Resident Evil 2 e Resident Evil 4, affidati peraltro allo stesso team di sviluppo, garantendo di fatto una coerenza di sensazioni per chi ha apprezzato quelle rivisitazioni.

La precisazione sul catalogo Nintendo Switch Online

Nonostante il rinnovato clamore mediatico attorno al franchise – alimentato proprio dalla prospettiva di rivedere la fuga dall’isola di Rockfort – la software house giapponese ha voluto mettere un paletto chiaro riguardo al mercato del retrogaming. Interrogato sulla possibilità di vedere l’edizione originale, o meglio la versione “X”, approdare sulla piattaforma Nintendo Switch Online (o sul catalogo dedicato a Switch 2), Hirabayashi è stato lapidario: “Non ci sono piani per questo”.

Una risposta secca che, se da un lato potrebbe deludere chi sperava in un recupero facile del titolo uscito su Dreamcast prima e su GameCube poi, dall’altro lato rientra perfettamente nella logica commerciale di Capcom, orientata a non cannibalizzare l’uscita futura con un porting dell’opera originale.

Le modifiche alla cronologia e la continuity narrativa

Districarsi nella timeline di Resident Evil, lo sappiamo, è un’impresa che mette a dura prova anche gli appassionati di lungo corso, e proprio per questo Hirabayashi ha confermato un intervento mirato sulla sceneggiatura. L’obiettivo, come dichiarato ai microfoni di IGN e ripreso da diverse testate, non è quello di stravolgere l’anima del survival horror del 2000, bensì quello di “ristrutturare la storia” per allinearla perfettamente agli eventi narrati nei capitoli più recenti (dal settimo al nono, passando per Village).

Una operazione di cesello, insomma, volta a smussare quelle incongruenze temporali che rendevano labile il collegamento tra le vicende di Claire Redfield (ambientate cronologicamente appena tre mesi dopo il disastro di Raccoon City) e l’evoluzione della minaccia biologica nei decenni successivi, il tutto senza però intaccare il fascino dell’impostazione classica.

Se da una parte si lavora sulla continuità narrativa, dall’altra la conferma del ritorno alla terza persona rappresenta un vero e proprio spartiacque generazionale. Dopo aver sperimentato con successo la formula soggettiva in Resident Evil 7 e 8 (e in parte con alcuni segmenti specifici di Requiem), Capcom sembra aver optato per una linea prudente ma non per questo meno efficace, scegliendo di assecondare le richieste di chi vede in questa angolazione il punto di vista ideale per godere della tensione e della gestione delle risorse.

Il team di sviluppo, lo stesso che ha rimesso in sesto Leon e il villaggio spagnolo, ha così le mani libere per lavorare su un’opera che si preannuncia come un ponte ideale tra la nostalgia degli anni Duemila e le esigenze tecniche dell’attuale generazione di console.

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