Affitti brevi, Umbria maglia nera d’Italia per strutture fuorilegge
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Redazione Interno
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Nonostante il decreto che impone a qualsiasi unità immobiliare destinata alla locazione turistica di dotarsi del Codice Identificativo Nazionale (CIN), di specifici dispositivi di sicurezza e della presentazione al Comune di appartenenza della Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA), sia in vigore da dieci giorni, in Umbria due strutture su cinque, circa il 40%, risultano ancora fuorilegge. L’agenzia 'Purple & Noise' ha analizzato i dati del Ministero del Turismo, evidenziando un significativo ritardo rispetto alla media nazionale, dove tale proporzione si riduce a una su cinque.
In Friuli Venezia Giulia, la situazione non è molto diversa: solo il 58% degli host ha adempiuto all’obbligo di legge, lasciando più di 6500 strutture senza il CIN. Secondo i dati del Ministero del Turismo, al 9 gennaio 2025, sono 461.115 le strutture registrate sulla piattaforma, ma ne mancano circa 114.458, ovvero il 20% del totale, che risulta ancora privo del codice identificativo nazionale.
Gennaro Sposato, avvocato esperto in materia per lo studio multinazionale interdisciplinare Rodl & Partner, ha spiegato che il restante 20% delle strutture immobiliari destinate alle locazioni turistiche è ancora fuorilegge. La lotta contro i B&B e le strutture per uso turistico non conformi alle normative continua senza sosta, mentre cominciano a fioccare le multe in seguito ai controlli effettuati in tutta Italia.
Il Ministero del Turismo ha diffuso i dati sugli immobili che si sono adeguati alla normativa sugli affitti brevi, sottolineando l’importanza dell’obbligo di registrarsi con il Codice Identificativo Nazionale (CIN), in vigore dall'inizio del nuovo anno.




