Fimi e radio contro la musica generata dall’Ia: “Servono regole chiare e trasparenza nelle classifiche”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Che l’intelligenza artificiale sia ormai una presenza stabile e per certi versi ingombrante nel panorama musicale, non è più una sensazione ma un fatto concreto, corroborato da numeri e da episodi che hanno messo in allarme l’intera filiera discografica. Basti pensare alla primavera scorsa, quando un artista inesistente, generato per intero da algoritmi e rispondente al nome di Eddie Dalton, è riuscito a piazzare diversi brani nella top 100 di iTunes, vendendo oltre 13.000 copie e accumulando più di 600.000 stream mensili su Spotify, un exploit che ha sollevato interrogativi non solo sulla natura della creatività ma anche sulla tenuta stessa dei sistemi di certificazione e di visibilità. Non si trattava di un caso isolato, perché secondo quanto riferito dalle major discografiche, sulle piattaforme digitali circolavano già a centinaia i brani fake, costruiti con costi irrisori per imitare le voci e gli stili di cantanti reali, con l’obiettivo dichiarato di raccogliere profitti facili e immediati, sfruttando la filiera automatizzata dello streaming.

La posizione di Fimi: trasparenza e confini netti

Proprio per arginare questi fenomeni e per restituire chiarezza a un mercato che rischia di essere distorto da pratiche opache, la Federazione Industria Musicale Italiana, insieme a un gruppo di emittenti radiofoniche tra cui RTL 102.5, Radio Zeta e Radiofreccia, ha deciso di adottare un documento di principi volto a regolamentare l’idoneità dei brani alle classifiche ufficiali. Enzo Mazza, a capo di Fimi, intervenendo sui microfoni di RTL 102.5, ha spiegato in modo netto e senza giri di parole quale sia la posta in gioco: “Come tutti sanno, l’intelligenza artificiale è una tecnologia, come tutte quelle che si sono alternate nel mondo della musica e che negli anni hanno trasformato la musica. Sarà protagonista anche della creatività, ma quello che è importante è l’uso che se ne fa”.

Mazza ha poi aggiunto che l’obiettivo prioritario è garantire la trasparenza, ovvero far sapere ai fan e a chiunque ami la musica come questi brani sono stati realizzati e chi vi sia realmente dietro, un principio che impone un confine netto tra ciò che è frutto dell’ingegno umano e ciò che invece viene generato da modelli artificiali, senza peraltro dimenticare il problema degli ascolti gonfiati, che rischiano di alterare in modo fraudolento le posizioni in classifica.

Il caso Gisèle e il dibattito sull’identità dell’artista

Un esempio recente che ha acceso il dibattito, e che forse qualcuno avrà avuto modo di ascoltare per caso in radio o su un servizio di streaming, è il brano in francese intitolato “Dimanche Midi Pile”, che sta circolando in questa estate e che viene attribuito a una certa Gisèle. Il problema, tuttavia, è che non si riesce a capire se questa artista esista realmente o se invece il singolo sia interamente frutto dell’intelligenza artificiale, un dubbio che ha spinto le emittenti radiofoniche sopra citate a sospenderne la programmazione in attesa di maggiori chiarimenti.

Questo caso, per quanto paradossale e quasi surreale, non è che l’ennesima conferma di quanto il fenomeno sia ormai pervasivo e richieda risposte tempestive da parte di tutti gli attori coinvolti, dalle etichette alle piattaforme, passando per gli stessi artisti che, come Giusy Ferreri e Taylor Swift, si sono già espressi pubblicamente contro un uso distorto dell’intelligenza artificiale, rivendicando il valore irrinunciabile della presenza umana nella creazione musicale.

Le nuove regole e il futuro delle classifiche

La scelta di Fimi e delle radio di adottare questi principi, dunque, non è un gesto simbolico né tantomeno una chiusura a priori verso l’innovazione, ma piuttosto un tentativo di tracciare un solco tra ciò che è lecito e ciò che invece lede i diritti di artisti e produttori, oltre a minare la fiducia del pubblico.

Il documento, che verrà applicato con gradualità, prevede meccanismi di verifica più stringenti e richiede che ogni brano candidato alle classifiche ufficiali sia accompagnato da informazioni chiare circa i metodi di produzione, con particolare attenzione all’eventuale utilizzo di modelli generativi per la creazione della voce o delle parti strumentali.

Non si tratta di demonizzare la tecnologia, che anzi viene riconosciuta come un’alleata preziosa in fase di scrittura e arrangiamento, ma di impedire che algoritmi e bot possano sostituirsi all’artista in modo occulto, magari per gonfiare artificiosamente i numeri e dirottare l’attenzione delle piattaforme verso contenuti fabbricati a basso costo.

In questo senso, la mossa di Spotify di introdurre l’etichetta “AI Persona” per contrassegnare gli artisti generati dall’intelligenza artificiale va nella stessa direzione, anche se resta da vedere se queste misure saranno sufficienti a frenare un mercato parallelo che cresce in modo esponenziale e che, per sua natura, tende a eludere i controlli.

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