Caso Fifa, la Conmebol contro Infantino: "Preoccupati per le azioni unilaterali". E la FifPro parla di abuso di potere
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Redazione Sport
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Il fronte delle opposizioni al presidente della Fifa Gianni Infantino si allarga e si fa sempre più compatto: dopo le durissime prese di posizione dell'Uefa e le critiche arrivate dalla Concacaf, anche la Conmebol, la confederazione che riunisce i paesi sudamericani, ha ufficialmente espresso la sua "preoccupazione" per le "ripetute azioni unilaterali" intraprese dal massimo vertice del calcio mondiale senza ricorrere al dialogo o ai meccanismi istituzionali previsti.
Un nuovo e pesante scossone che arriva a pochi giorni dal ritiro del progetto Fifa Forward Enterprise (FFE), la società commerciale voluta da Infantino per aprire i diritti del Mondiale a investitori privati, e nonostante le scuse formali presentate dalla stessa Fifa per gli "errori" commessi nella gestione dell'intera vicenda.
La presa di posizione della Conmebol: "Il calcio viene prima di tutto"
Attraverso un comunicato ufficiale, il Consiglio della Conmebol ha innanzitutto "accolto con favore" la decisione della Fifa di ritirare la proposta FFE, ma ha subito dopo aggiunto un passaggio cruciale che suona come un avvertimento inequivocabile per Infantino e per il suo operato. L'organismo sudamericano ha infatti dichiarato di esprimere "all'unanimità la propria preoccupazione per le ripetute azioni unilaterali intraprese senza ricorrere al dialogo o ai meccanismi istituzionali stabiliti per affrontare questo tipo di situazioni".
Nelle stesse ore in cui la Conmebol faceva sentire la sua voce, anche la Uefa, come ampiamente riportato, ha ribadito la propria linea dura, confermando il boicottaggio delle competizioni Fifa e sottolineando che le condizioni per un ritiro della protesta non sono state soddisfatte, visto che la fiducia nella presidenza Infantino è venuta meno.
La confederazione sudamericana ha poi voluto lanciare un appello alla responsabilità collettiva, invitando tutte le componenti del calcio mondiale a preservare l'unità della famiglia calcistica, ad agire con responsabilità istituzionale e a rispettare pienamente i meccanismi di governance, concludendo con un principio che suona quasi come un monito: "al di là di ogni differenza, il calcio viene prima di tutto".
L'attacco della FifPro: "Un profondo abuso del potere presidenziale"
Se la posizione delle confederazioni continentali rappresenta già un duro colpo per Infantino, l'intervento della FifPro, il sindacato mondiale che rappresenta oltre 65.000 calciatori in più di 70 paesi, ha trasformato la crisi in una vera e propria sfida alla legittimità del presidente. In una nota ufficiale, l'organizzazione ha infatti dichiarato che il ritiro del progetto FFE non cancella ciò che è stato rivelato e che la fiducia nella presidenza è stata "fondamentalmente spezzata in modo irreversibile".
La FifPro ha definito l'intera vicenda non come un semplice "fallimento della governance", ma come "un profondo abuso del potere presidenziale". Secondo il sindacato, un piano in grado di alterare permanentemente la proprietà e la gestione commerciale della Coppa del Mondo è stato "concepito in segreto, negoziato a porte chiuse" e portato quasi al punto di un accordo senza che il Consiglio Fifa, le associazioni membri e gli stessi calciatori ne fossero a conoscenza.
È una presa di posizione che segna un punto di non ritorno, come sottolineato dalle stesse fonti: non si tratta più solo di confederazioni o dirigenti, ma sono i protagonisti del gioco a dire che la fiducia è stata tradita e che riforme strutturali non possono più attendere.
Il ruolo della Uefa e l'isolamento crescente di Infantino
La Uefa, dal canto suo, mantiene una posizione di fermezza assoluta, come confermato anche dalle recenti dichiarazioni. L'organismo europeo ha ribadito che il boicottaggio dei Mondiali maschili e femminili resta in piedi, poiché le condizioni poste per il suo ritiro non sono state soddisfatte: la proposta di svendita dei tornei è stata ritirata, ma non sono arrivate le assicurazioni necessarie affinché tentativi simili non si ripetano in futuro, e la fiducia in Infantino è ormai compromessa.
Uefa ha inoltre liquidato con sufficienza il sostegno ricevuto da Infantino nel vertice di Rabat, definendolo un atto dovuto da parte di persone "impiegate dal presidente e le cui carriere dipendono dal suo favore". Questo isolamento, come emerge dai resoconti di questi giorni, si è manifestato anche con le dimissioni di Carlos Cordeiro, consigliere senior di Infantino, e con le parole del segretario generale Mattias Grafstrom, che ha definito la vicenda "una serie di eventi tristi e riprovevoli", salvo poi allinearsi al presidente nel corso del summit marocchino.
Scuse e vertice di Rabat: un tentativo di contenere la crisi
Proprio nel vertice di Rabat, in Marocco, Infantino ha tentato di ricompattare le fila della Fifa, ottenendo un formale rinnovo della fiducia dal Consiglio direttivo e dal segretario generale. In quella stessa sede, la Fifa ha riconosciuto pubblicamente gli errori commessi, ammettendo che il processo di creazione della FFE avrebbe dovuto essere gestito diversamente e che i membri del Consiglio e le associazioni affiliate non avrebbero dovuto sentirsi esclusi.
In una lettera separata, sono state presentate scuse formali per questi errori, con l'impegno a garantire che non si ripetano e l'annuncio di una revisione interna i cui risultati saranno presentati al prossimo Consiglio Fifa. Tuttavia, questo tentativo di arginare la crisi non ha placato gli animi: la FifPro ha respinto al mittente le rassicurazioni arrivate da Rabat, definendo insufficiente la riduzione della vicenda a un problema di "procedure e comunicazione" e chiedendo invece riforme vincolanti della governance.
Il sindacato dei calciatori ha infatti chiesto un coinvolgimento giuridicamente vincolante dei calciatori, diritti di voto in Consiglio e regole che impediscano a chiunque, in futuro, di prendere decisioni unilaterali di tale portata.
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