Stefano Accorsi: «Per Muccino ho cambiato il mio Corpo, ma non inseguo l'eterna giovinezza»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Le fotografie che lo ritraevano, durante le riprese in Marocco del film "Le cose non dette", avevano già colpito per l’evidente mutamento fisico, sollevando curiosità e commenti su una presunta crisi di mezza età. Stefano Accorsi, però, chiarisce subito le ragioni di quella trasformazione, che nulla ha a che vedere con la vanità o con il tentativo di aderire a un modello di “perennial”, termine con cui alcuni lo hanno definito. «Mi sono sempre tenuto in forma», afferma l’attore, «ma in questo caso si è trattato di una scelta precisa, dettata dal copione e dalle indicazioni del regista». La sua silhouette, visibilmente più asciutta e muscolosa, è dunque il risultato di un impegno volto a dare veridicità a un ruolo, quello di un uomo la cui ossessione per la palestra diventa un tratto narrativo centrale.
La richiesta del regista e il lavoro sul set
Tutto è partito da una conversazione con Gabriele Muccino, il quale gli spiegò che il personaggio aveva sviluppato una relazione quasi patologica con l’allenamento. Per rendere credibile questa caratteristica, non bastava fingere: occorreva che il suo mostrasse realmente i segni di quella dedizione. Accorsi, che non aveva mai trascurato la propria forma fisica, ha accettato la sfida, intraprendendo un percorso che andava al di là della semplice preparazione atletica per una parte. Ha seguito un regime alimentare controllato, perdendo circa dieci chili, e ha lavorato assiduamente con un amico che gli ha fatto da personal trainer, un impegno quotidiano che è continuato ben oltre le esigenze strettamente legate alla finzione cinematografica.
La disciplina oltre la finzione
Quello che poteva apparire come un cambiamento dettato dall’esterno, dalle luci dei paparazzi o dalle attese del pubblico, si è rivelato invece un processo interiore e metodico. L’attore ha scelto di non abbandonare la disciplina acquisita, trasformando una necessità di scena in una nuova consuetudine personale. La sua esperienza ricorda, per certi versi, quella di altri colleghi costretti a modificare il proprio aspetto per interpretare ruoli particolarmente impegnativi, sebbene ogni caso resti unico e legato a dinamiche specifiche. La differenza sostanziale, in questa vicenda, sta nella genesi puramente narrativa della trasformazione, svincolata da mode passeggere o da stereotipi legati all’età.
Un approccio lontano dagli stereotipi
Accorsi respinge con decisione l’etichetta di “perennial”, termine spesso usato per descrivere chi, superata una certa età, sembra voler sfidare il tempo attraverso un’immagine iper-curata. La sua non è una rincorsa all’eterna giovinezza, bensì la risposta professionale a una richiesta artistica, diventata poi un’abitudine salutare. Il fisico scolpito, che tanto ha fatto discutere, è dunque l’esito di un lavoro preciso, nato sull’set ma portato avanti con una costanza che va al di là delle telecamere. La storia, in fondo, parla di come il cinema possa a volte spingere a cambiamenti autentici, che travalicano lo schermo e si radicano nella vita di tutti i giorni, senza necessariamente rispondere a logiche di tendenza.




