La sfida di Zelensky: “Mai sotto gli stivali di Putin. Lui è mortale, l’Ucraina no”

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Ci sono i fiori ovunque, le camicie ricamate nazionali di ogni foggia e colore, i ragazzi con lo spritz ai tavolini dei bar all'aperto sotto i castagni del centro storico e la piccola folla che ogni sera si dà appuntamento ai piedi della gigantesca statua della Madre Patria, un'ingombrante figura molto discussa all'epoca sovietica e ora amatissima come simbolo nazionale, per assistere allo spettacolo di luci e suoni che illumina il cielo di Kiev.

È un'immagine di vita quotidiana che stride con il contesto bellico, eppure è proprio questa normalità ostentata a rappresentare il messaggio più profondo della giornata del 24 agosto, quando l'Ucraina ha celebrato il 35° anniversario dell'indipendenza dall'Unione Sovietica. Una data, questa, che cade nel mezzo di un conflitto che dura ormai da oltre quattro anni e che ha trasformato la ricorrenza in un'occasione per ribadire, con forza e determinazione, la propria identità e la propria volontà di resistenza.

Il presidente Volodymyr Zelensky, nel corso della cerimonia ufficiale svoltasi davanti alla cattedrale di Santa Sofia, ha voluto lanciare un messaggio chiaro e inequivocabile, destinato tanto alla popolazione quanto agli alleati internazionali e al nemico russo: "L'Ucraina sarà uno Stato indipendente per sempre, su questo non c'è dubbio: gli ucraini non saranno mai ciottoli per gli stivali dello zar, non accetteranno ciò in cui non credono e non rinunceranno mai al loro sogno di vivere liberi".

Questa dichiarazione, che riecheggia la determinazione dei primi giorni dell'invasione, ha assunto un valore particolare in una giornata che ha visto la capitale ucraina trasformarsi nel palcoscenico di un vertice diplomatico di prim'ordine, con l'arrivo di numerosi leader europei della Coalizione dei Volenterosi.

Il vertice dei Volenterosi e il sostegno dell'Europa

La presenza a Kiev, in occasione dell'anniversario, di una delegazione politica occidentale di alto livello ha rappresentato il segnale più forte della giornata, volto a dimostrare che il sostegno all'Ucraina non è venuto meno nonostante le difficoltà e le incertezze che caratterizzano il quadro internazionale. A guidare questa delegazione c'era il neo premier britannico Andy Burnham, al suo primo viaggio all'estero da quando ha assunto l'incarico alla fine di luglio.

Un viaggio, il suo, carico di significato, che si è svolto a poche settimane dall'incontro con Zelensky a Londra e che ha avuto come obiettivo principale la co-presidenza della riunione della Coalizione dei Volenterosi, il gruppo di paesi che si sono impegnati a sostenere militarmente e politicamente Kiev.

La riunione, che si è tenuta in formato ibrido con alcuni leader presenti di persona e altri in videocollegamento, ha visto la partecipazione di figure chiave come il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, oltre alla premier italiana Giorgia Meloni. Il messaggio che è emerso è stato quello di un fronte che, nonostante le crepe e le differenze di vedute, prova a mostrarsi unito e compatto, ribadendo con forza che "Kiev non è sola".

Le parole di Antonio Costa, che ha dichiarato di essere orgoglioso di trovarsi a Kiev per sottolineare il sostegno incondizionato dell'Unione Europea e che la lotta dell'Ucraina è anche la nostra lotta, hanno rappresentato una chiara presa di posizione in un momento cruciale per il futuro del continente.

Missili Storm Shadow e nuovi impegni militari

La visita di Burnham non è stata tuttavia solo un gesto simbolico, ma ha portato con sé annunci concreti che potrebbero modificare gli equilibri sul campo di battaglia. La decisione più rilevante, comunicata direttamente dal premier britannico, riguarda il via libera alla condivisione con l'Ucraina delle informazioni classificate necessarie per la produzione autonoma dei missili da crociera a lungo raggio Storm Shadow, noti in Francia come SCALP.

Il governo di Londra ha autorizzato l'azienda di difesa MBDA a condividere i dettagli tecnici sui componenti britannici del missile, un passo fondamentale per consentire a Kiev di creare una propria linea di assemblaggio entro la fine dell'anno. "La Gran Bretagna è stata la prima a fornire all'Ucraina armi a lungo raggio nel 2023. Ora Volodymyr ci ha chiesto di condividere la nostra tecnologia Storm Shadow affinché l'Ucraina possa sviluppare autonomamente questa capacità.

Sono lieto di confermare oggi di aver approvato tale richiesta", ha dichiarato Burnham durante la riunione, aggiungendo che il messaggio da inviare a Putin deve essere chiaro: l'Ucraina non cederà mai territori che la Russia non può conquistare sul campo di battaglia.

Questa mossa, che rappresenta un significativo salto di qualità nell'assistenza militare occidentale, è stata immediatamente stigmatizzata da Mosca, con il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov che ha accusato la Gran Bretagna di gettare benzina sul fuoco del conflitto e di partecipare direttamente alla guerra al fianco del regime di Kiev.

La risposta concreta dell'Ue e le sfide dell'inverno

Accanto agli annunci di Londra, anche l'Unione Europea ha voluto dare un segnale tangibile del proprio impegno, approvando un nuovo stanziamento di 6,1 miliardi di euro destinato al potenziamento della difesa ucraina, con particolare attenzione all'acquisto di sistemi antiaerei, missili e radar. Una scelta, questa, maturata mentre Kiev continua a chiedere con crescente urgenza intercettori e sistemi capaci di contrastare i missili balistici russi, che rappresentano una delle minacce più insidiose per le città e le infrastrutture critiche del paese.

Il fronte della difesa aerea è stato al centro anche dell'intervento della premier italiana Giorgia Meloni, che ha però concentrato il proprio annuncio sulla dimensione umanitaria della guerra, confermando l'impegno italiano in vista della prossima stagione invernale attraverso l'invio di ulteriori generatori per sostenere la resilienza della popolazione e garantire la tenuta della rete energetica, già duramente provata dai raid russi.

Un impegno, quello italiano, che si inserisce in un quadro più ampio di assistenza al settore energetico ucraino, considerato una priorità strategica oltre che umanitaria per evitare il ripetersi delle crisi degli inverni precedenti. La dichiarazione congiunta della Coalizione dei Volenterosi ha sottolineato proprio l'urgenza di fornire assistenza immediata al settore energetico e ha ribadito la necessità di rafforzare l'efficacia del regime sanzionatorio contro la Russia, contrastando ogni tentativo di elusione.

La giornata dell'indipendenza ucraina si è così trasformata in un momento di profonda riflessione e di rinnovata azione politica, in cui il simbolismo delle celebrazioni si è intrecciato con le scelte concrete dei leader occidentali. Mentre a Kiev i veterani venivano premiati e i droni militari sorvolavano il cielo della capitale in una dimostrazione di forza, nelle cancellerie europee si delineavano le strategie per i prossimi mesi di guerra.

La sfida lanciata da Zelensky, quella di non essere mai più sotto gli stivali di nessuno zar, ha trovato un'eco immediata nelle promesse di nuovi aiuti e nella determinazione a continuare a sostenere l'Ucraina "per tutto il tempo necessario", come ha ribadito Burnham. E mentre le bombe continuano a cadere e l'inverno si avvicina, il messaggio che è emerso da Kiev è quello di un paese che, nonostante tutto, celebra la propria indipendenza e guarda al futuro con la consapevolezza che la sua lotta è ormai diventata la lotta dell'Europa intera.

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