L’Ucraina nell’Ue e il via libera di Putin: una beffa strategica

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Vladimir Putin, con un’apparente magnanimità, avrebbe dichiarato di non opporsi all’adesione dell’Ucraina all’Unione europea, purché questa faccia parte di un accordo più ampio per una tregua. Una posizione che, a prima vista, potrebbe sembrare un’apertura inaspettata, ma che nasconde in realtà una doppia strategia. Da un lato, il leader russo riconosce implicitamente l’impotenza dell’Ue, considerata un attore politico debole e incapace di influenzare gli equilibri globali in modo significativo. Dall’altro, regala ai paesi membri dell’Unione un problema di dimensioni colossali, sapendo che molti di essi non sono disposti a farsi carico di un’Ucraina destabilizzata da anni di conflitto e da una ricostruzione economica e sociale che richiederebbe risorse ingenti.

Quello che emerge dai colloqui informali tra Russia e Stati Uniti, tenutisi a Riad, è ancora tutto da verificare. Le dichiarazioni rilasciate sono provvisorie, soggette a smentite e a rivolgimenti improvvisi, come spesso accade nel gioco delle diplomazie internazionali. Tuttavia, il messaggio di Putin sembra chiaro: l’Ue, agli occhi del Cremlino, non rappresenta una minaccia, ma piuttosto un’entità burocratica lenta e divisa al suo interno, incapace di agire con una voce unica.

Intanto, a Parigi, si è tenuto un vertice informale che ha messo in luce le fragilità dell’Europa. Nessuno degli stati presenti ha mostrato interesse a sostenere le ambizioni del presidente francese Emmanuel Macron, il cui prestigio interno è in caduta libera. La Germania, in particolare, è alle prese con problemi interni che ne limitano la capacità di assumere un ruolo guida. L’Unione europea, insomma, sembra ancora una volta bloccata in un vecchio copione, quello dell’incertezza e della divisione, che rischia di renderla un attore marginale nello scacchiere globale.

Macron, tuttavia, ha tentato di mantenere vivo il dialogo con gli Stati Uniti, chiamando Donald Trump due volte nelle ultime ventiquattro ore prima del vertice parigino. Un gesto che dimostra come l’Eliseo sia diventato l’unico, esile ponte tra Washington e l’Europa in questa fase di tensioni internazionali. Il presidente francese ha voluto rassicurare Trump, negando che l’incontro fosse una “riunione anti-Trump”, come invece aveva insinuato il premier ungherese Viktor Orbán.

Ma al di là delle manovre diplomatiche, resta il fatto che l’Europa si trova di fronte a una sfida senza precedenti. L’allargamento dell’Ue a 25 stati nel 2004, con l’introduzione del diritto di veto, ha reso il processo decisionale dell’Unione estremamente complesso e spesso paralizzante. Una situazione che ricorda, per certi versi, la coalizione polacco-lituana del XVII secolo, indebolita dalle divisioni interne e costretta alla resa durante la guerra contro l’Impero ottomano.

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