Guerra in Iran, il conto per gli Stati Uniti supera i 38 miliardi di dollari

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il conflitto tra Stati Uniti e Iran, iniziato lo scorso 28 febbraio, ha già comportato oltre 38 miliardi di dollari di costi per la Difesa americana. La stima è contenuta nel rapporto diffuso dal Congressional Budget Office, l'ufficio del Congresso che elabora analisi indipendenti su bilancio e finanza pubblica, con dati aggiornati al 1° agosto 2026.

La cifra comprende soprattutto le spese per la sostituzione delle munizioni impiegate e delle attrezzature perdute, l'aumento delle ore di volo e i maggiori costi del carburante, ma non copre ancora tutte le spese necessarie per la ricostruzione delle infrastrutture danneggiate.

Il rapporto del CBO sottolinea come la fase iniziale e più intensa del conflitto sia durata poco più di un mese e abbia coinvolto un numero relativamente contenuto di forze americane, soprattutto se paragonato alle operazioni ben più lunghe e dispendiose condotte in Iraq e in Afghanistan. Nonostante ciò, i costi continueranno a salire finché le ostilità non cesseranno: secondo le proiezioni, un ulteriore mese di conflitto a bassa intensità costerebbe circa due miliardi di dollari, mentre un inasprimento delle violenze farebbe lievitare la spesa mensile fino a tre miliardi.

L'ufficio del Congresso stima inoltre che l'impatto economico principale della guerra si manifesti attraverso le pressioni inflazionistiche generate dalla riduzione delle spedizioni di petrolio e gas naturale attraverso lo Stretto di Hormuz e dalle perturbazioni del traffico marittimo nel Mar Rosso.

La guerra ha prosciugato in modo significativo le riserve di armamenti di Washington, con conseguenze dirette sulle forniture agli alleati. Gli Stati Uniti hanno avvertito alcuni membri della Nato, in particolare la Germania e i Paesi dell'Europa orientale, che le consegne di missili intercettori per la difesa aerea potrebbero subire ritardi fino a cinque anni rispetto alle tempistiche previste. Il problema riguarda soprattutto l'Ucraina, che ha chiesto ulteriori forniture di Patriot in vista di un inverno che si preannuncia difficile.

Il Congresso ha impiegato trenta giorni per autorizzare il trasferimento di dieci missili PAC-2 GEM-T da parte della Germania a Kiev, un quantitativo che, secondo gli analisti, sarebbe sufficiente al massimo per fronteggiare un singolo attacco su larga scala. La vicenda ha messo in luce quanto sia diventato critico il deficit globale di intercettori: durante un attacco iraniano contro la Giordania, le forze americane hanno lanciato tra i 60 e i 70 missili Patriot per respingere una ventina di missili balistici, oltre a più di dieci intercettori THAAD.

Nuove fotografie confermano i danni sostanziali subiti dalle basi americane nel Golfo Persico. Le immagini, scattate da militari presenti nelle installazioni durante il conflitto e diffuse dalla rete Cbs, mostrano un aereo distrutto, tende squarciate e alloggiamenti sventrati in una base in Arabia Saudita e in due siti in Kuwait.

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