Trump alla Knesset: "Ho portato la pace eterna in Israele e in Medio Oriente"

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   In un discorso prolungato, della durata di sessantasei minuti, tenuto davanti alla Knesset, il parlamento israeliano, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di aver posto fine al conflitto, inaugurando quella che ha definito senza mezzi termini "una nuova età dell'oro" per l'intera regione. L'intervento, che non ha mai menzionato la Palestina, è stato costruito attorno all'annuncio di una "Pace Eterna", da lui personalmente mediata, che segnerebbe la conclusione di un "doloroso incubo" dopo due anni di ostilità. Trump ha dipinto un quadro di un Israele che, a partire da un evento traumatico di ottobre, ha sopportato pesi immani, mostrando una resilienza che solo un popolo "orgoglioso e fedele" avrebbe potuto dimostrare, sottolineando come la fine delle ostilità rappresenti molto più di una semplice tregua.

L'aneddoto sulle armi e il consiglio a Netanyahu

Una parte significativa dell'orazione si è concentrata sul rapporto personale con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, descritto attraverso un aneddoto ripetuto con tono colloquiale. Trump ha rievocato le continue richieste di armamenti avanzate da Netanyahu, raccontando di aver fornito strumenti bellici, che lui stesso ammette di non conoscere nei dettagli, pur di sostenere l'alleato. Il racconto, punteggiato da quelle che ha definito "le risate", è culminato nella rivelazione di aver infine consigliato a "Bibi" di smetterla con la fase di "uccidere e uccidere e uccidere". Il presidente americano ha affermato di aver esortato il leader israeliano a "godersi la vittoria" e a concentrarsi sulle nuove opportunità che si aprono in un contesto di sicurezza ormai acquisita, liberandosi dall'assillo della difesa e dell'offesa.

La questione giudiziaria e l'invito alla grazia

In un passaggio che ha attirato particolare attenzione, Trump ha deviato dalla narrazione principale per rivolgersi direttamente al presidente israeliano Isaac Herzog, posizionato alla sua sinistra. "Ho un'idea signor Presidente, perché non lo grazia?", ha chiesto pubblicamente, riferendosi esplicitamente a Netanyahu, il quale è attualmente coinvolto in una serie di processi per corruzione che ne hanno segnato la carriera politica. Questa esternazione, giunta nel mezzo di una valanga di lodi per l'operato del governo, ha introdotto un elemento di diritto interno israeliano in un discorso altrimenti volto a celebrare i successi in politica estera e la pacificazione regionale.

La firma degli accordi e la nuova fase

Dopo l'intervento alla Knesset, il presidente Trump ha lasciato Israele diretto in Egitto, dove sono attesi gli accordi di pace definitivi per Gaza. Le immagini lo hanno ritratto, mentre saliva sulla scaletta dell'aereo, compiere il suo consueto gesto del pugno chiuso, un simbolo che ormai caratterizza le sue apparizioni pubbliche. Questo trasferimento segna il passaggio dalla fase dichiarativa a quella operativa degli accordi, che dovrebbero sancire formalmente quanto annunciato al parlamento israeliano, chiudendo un capitolo di guerra e aprendone, secondo le intenzioni dichiarate, uno di stabilità e cooperazione per tutto il Medio Oriente.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.