La preferenza segreta dei Neanderthal: le donne Sapiens erano la loro scelta preferita

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   C’è un dettaglio intimo e a lungo frainteso nella storia dell’evoluzione umana, un dettaglio che riguarda il cuore — o forse solo l’istinto — dei nostri antenati. Per anni, gli scienziati hanno osservato il DNA dell’uomo moderno notando una stranezza: vasti tratti del cromosoma X, quello che ereditiamo dalle madri e che nei maschi è presente in singola copia, sono completamente privi di qualsiasi traccia genetica neandertaliana. Si parlava di “deserti di Neanderthal”, e l’ipotesi prevalente suggeriva che quei geni fossero semplicemente tossici per la nostra specie, eliminati senza pietà dalla selezione naturale. Eppure, un nuovo studio rivoluzionario pubblicato sulle pagine della rivista Science dal team del laboratorio di Sarah Tishkoff presso l’Università della Pennsylvania costringe a ribaltare la prospettiva, dimostrando come la verità fosse non solo diversa, ma anche molto più umana e complessa. I ricercatori, guidati dall’evolutionary geneticist Alexander Platt, hanno deciso di guardare il problema dall’altra parte del microscopio, analizzando non ciò che i Neanderthal hanno lasciato a noi, ma ciò che noi abbiamo lasciato a loro.

Il cromosoma X, uno scrigno di indizi

Esaminando i genomi di tre femmine di Neanderthal, i cui resti provengono dai siti dell’Altai e di Chagyrskaya in Siberia e di Vindija in Croazia, è emerso un dato sorprendente e fuori scala. Queste donne, vissute in epoche diverse — una addirittura 122.000 anni fa — possedevano sui loro cromosomi X una quantità di DNA di *Homo sapiens* superiore del 62% rispetto a quella presente negli altri cromosomi, gli autosomi. Un eccesso talmente marcato da non poter essere spiegato con la semplice deriva genetica o con flussi migratori sbilanciati, nemmeno ipotizzando l’arrivo in Europa di gruppi composti esclusivamente da donne Sapiens. I modelli matematici, testando questa evenienza estrema, non sono riusciti a produrre uno squilibrio superiore al 30%. La spiegazione più logica, per quanto audace, è diventata quindi quella di una precisa preferenza di accoppiamento.

Un amore (quasi) a senso unico

I dati genetici raccontano una storia chiara: l’unione più frequente, quella che ha plasmato il nostro patrimonio ereditario e lasciato tracce indelebili nel DNA neandertaliano, avveniva tra un maschio di Neanderthal e una femmina di *Homo sapiens*. La dinamica opposta, quella tra un uomo Sapiens e una donna Neanderthaliana, doveva essere statisticamente molto più rara. La chiave di volta sta proprio nella meccanica dell’ereditarietà del cromosoma X. Se un maschio neandertaliano si univa a una femmina Sapiens, i figli maschi nati da quell’unione ricevevano il cromosoma Y dal padre e la loro unica copia del cromosoma X dalla madre umana, interrompendo di fatto il passaggio del patrimonio genetico neandertaliano legato a quel cromosoma. Le figlie femmine, invece, ereditavano un cromosoma X paterno (neandertaliano) e uno materno (Sapiens). Se poi queste ragazze si accoppiavano a loro volta con maschi Sapiens, il contributo neandertaliano sul X si diluiva progressivamente fino a scomparire dal pool genetico umano, mentre continuava a persistere e persino a sovrabbondare in quello neandertaliano.

Il mistero del “perché” e le sue interpretazioni

La ricerca, pur chiara nel delineare il “come”, si ferma rispettosamente davanti al “perché”. Non è possibile, e i ricercatori lo ammettono senza esitazione, stabilire se alla base di questa preferenza ci fosse l’attrazione fisica, una forma di scambio sociale, una dinamica di predominio o semplicemente la maggiore mobilità di alcuni gruppi. Alexander Platt stesso ha dichiarato che la scelta del termine “mating preference” è la via più semplice e lineare per spiegare i dati, ma che la realtà potrebbe essere stata molto più complessa. Altri esperti, come il paleoantropologo Steven Churchill della Duke University, ipotizzano che uno scenario in cui i maschi di una specie monopolizzano le femmine dell’altra difficilmente possa essere descritto come un idillio pacifico. Quel che è certo, come sottolineano diversi commentatori indipendenti interpellati dal *Science Media Centre* Spagna, è che i risultati ottenuti si integrano perfettamente con le evidenze archeologiche che già conoscevamo, come quelle del sito di El Sidrón, dove i maschi neandertaliani di un gruppo risultavano imparentati tra loro mentre le femmine no, suggerendo una pratica di scambio o di mobilità femminile tra gruppi diversi.

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