Vagnozzi: «Riconfermarsi è più difficile. Sinner è cambiato, non è più solo tennis. Cahill? Se andasse via, da solo non ce la farei»

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L'uomo che ormai, assieme a Darren Cahill, siede stabilmente al fianco del numero 1 del mondo fin dal 2022, ha rotto il silenzio nei momenti immediatamente successivi all'ultimo, straordinario trionfo di Jannik Sinner a Wimbledon.

Simone Vagnozzi, tecnico italiano dal ruolo sempre più centrale nel team che ha plasmato il campione altoatesino, si è raccontato ai microfoni di Sky Sport, offrendo uno spaccato inedito e profondamente umano di ciò che significa vivere dall'interno la macchina dei successi del tennista italiano, affrontando le sfide di una riconferma che, a suo dire, è sempre la più complicata.

Il peso della riconferma e la svolta prima di Djokovic

«Riconfermarsi è più difficile perché arrivi consapevole di poter vincere, ma poi devi farlo», ha dichiarato Vagnozzi, riassumendo in poche parole il paradosso che ha accompagnato il cammino del suo assistito sull'erba londinese. L'anno scorso, ogni traguardo rappresentava una novità assoluta, un'esplorazione di territori inesplorati; quest'anno, invece, la consapevolezza di poter ripetere l'impresa ha aggiunto un peso specifico alla preparazione, una pressione mentale che non va sottovalutata.

Il punto di svolta, ha rivelato il coach, è arrivato nel giorno antecedente la semifinale con Novak Djokovic, un momento in cui il vero Sinner è improvvisamente riemerso dopo le incertezze che avevano caratterizzato le prime battute del torneo. In quell'occasione, durante un allenamento con due sparring partner, il numero 1 del mondo ha ritrovato la pulizia di colpi e la chiarezza di idee che gli avrebbero permesso di dominare il serbo e di presentarsi alla finale con la giusta carica.

L'evoluzione tecnica e un nuovo approccio alla vita

«Ha fatto veramente un miglioramento enorme al servizio», ha sottolineato Vagnozzi, analizzando il lavoro certosino compiuto in questi anni. Il cambiamento tecnico è stato radicale: quando il coach ha iniziato a lavorare con Sinner, il tennista serviva con lo step back; dopo una prima pausa, è arrivata la transizione allo step up, fino al vero e proprio "rivoltamento" del servizio avvenuto dopo lo US Open dello scorso anno, con modifiche all'appoggio del piede e al lancio della palla.

Il risultato è un servizio che non cerca solo la velocità a tutti i costi, ma che punta con sempre maggiore precisione agli angoli, una risorsa fondamentale nei momenti di maggiore pressione. Oltre all'aspetto tecnico, Vagnozzi ha però toccato un tema che va ben oltre il campo da tennis: la maturazione umana del suo atleta. «Jannik non è più il ragazzo di 22 anni per cui esisteva solo il tennis. Prima era il 99% tennis e l'1% altre cose; adesso sta cambiando».

Questo cambiamento impone agli allenatori un approccio diverso, più flessibile, capace di comprendere il bisogno di riposo e di spazi personali che un campione, ormai adulto, deve ritagliarsi per garantire una carriera lunga e sostenibile.

La simbiosi con Cahill e il timore della solitudine

Il tema del futuro del team è emerso con forza durante l'intervista, in particolare riguardo al possibile addio di Darren Cahill, che non ha ancora confermato la sua presenza nel 2027. Vagnozzi è stato sorprendentemente diretto e sincero nell'ammettere le difficoltà del lavoro a due, ma anche la necessità imprescindibile di quella sinergia. «Sicuramente lavorare in due non è facile. Io e Darren siamo stati fortunati a trovare una simbiosi così buona», ha spiegato, evidenziando come a volte sia fondamentale fare un passo indietro per dare spazio all'altro allenatore.

Poi, la confessione che più di tutte ha toccato il nervo scoperto del rapporto umano e professionale: «Però, se lui dovesse smettere, sicuramente ci sarà qualcun altro che entrerà perché 365 giorni l'anno da solo io non ce la faccio». Una dichiarazione che rivela l'enorme carico di responsabilità che grava sulle spalle di chi guida un fenomeno come Sinner e che sottolinea quanto il ricambio nel team sia una variabile delicata da gestire per non compromettere gli equilibri che hanno portato alla vittoria di cinque Slam.

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