Manovra 2027, Giorgetti conferma il contributo alle banche e apre sul nodo Irpef
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Redazione Interno
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La preparazione della manovra per il 2027 continua a tenere banco lontano da Roma, precisamente a Bangkok, dove il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha fatto il punto a margine delle riunioni del Fondo monetario internazionale. Il titolare del Mef ha confermato la richiesta di un contributo al sistema finanziario, quantificato complessivamente in circa 5 miliardi di euro per il prossimo anno, chiarendo però che l’intervento sarà calibrato in modo da risultare sostenibile per gli istituti di credito.
«Confermo che sarà chiesto un contributo al sistema finanziario perché riteniamo possa sostenerlo, anche nelle forme riteniamo sarà qualcosa di sostenibile», ha dichiarato il ministro, rispondendo alle domande sulla misura inserita nel Documento programmatico di bilancio inviato a Bruxelles.
Il legame tra il prelievo e la tenuta dello spread
A sostegno della scelta, Giorgetti ha richiamato un elemento di interesse generale, ovvero la necessità di mantenere sotto controllo il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi. Il ragionamento del ministro parte dalla considerazione che le banche detengono nei propri bilanci miliardi di euro di Buoni del Tesoro poliennali, per cui una maggiore stabilità dei conti pubblici si traduce in un beneficio diretto anche per gli istituti.
«Tenere sotto controllo lo spread è nell’interesse di tutti», ha aggiunto, provando a spostare l’attenzione dal pur legittimo malcontento del settore verso una logica di sistema che lega la tenuta del debito alla solidità degli intermediari.
La posizione dell’Abi e le distanze di Forza Italia
Sul fronte delle reazioni, il presidente dell’Associazione bancaria italiana Antonio Patuelli ha respinto con fermezza l’ipotesi di un nuovo esborso, ricordando come il comparto abbia già contribuito in passato, nel 2024 e nel 2025, in occasione delle richieste di allungamento dei tempi per la conversione dei crediti fiscali e dell’aumento dell’addizionale Irap.
La tensione politica si è poi spostata all’interno della maggioranza, con Forza Italia che per bocca del vicepremier Antonio Tajani ha preso le distanze dall’ipotesi di una tassa sugli extraprofitti, invocando piuttosto una scelta concordata e non imposta, mentre la Lega continua a rivendicare la bontà del prelievo come strumento per riequilibrare i sacrifici richiesti al Paese.
La scelta sull’Irpef e i tempi serrati del provvedimento
Oltre al capitolo bancario, il ministro si è soffermato sulla questione dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, tema che resta centrale nel dibattito sulla destinazione delle risorse disponibili. Secondo Giorgetti, la decisione fondamentale riguarda l’eventuale natura degli interventi, se cioè orientarli verso misure selettive oppure generalizzate, a seconda degli spazi che si libereranno nelle prossime settimane.
Il ministro ha inoltre precisato che la scelta non sarà unilaterale ma collegiale, coinvolgendo i partiti della coalizione e la presidente del Consiglio, e ha indicato una road map temporale piuttosto definita: i lavori sulla legge di Bilancio dovrebbero chiudersi già la prossima settimana, per poi approdare in Parlamento, mentre proseguono le interlocuzioni con la Commissione europea sulle clausole di flessibilità relative alla difesa e all’energia.
Le cifre della manovra e il peso del settore finanziario
Il contributo richiesto al comparto finanziario, che comprende banche, assicurazioni e altri operatori, rappresenta una delle principali fonti di copertura di una manovra complessivamente pari a circa 23,5 miliardi di euro. Nelle tabelle del documento inviato a Bruxelles la voce relativa al settore finanziario vale lo 0,21 per cento del prodotto interno lordo, una quota destinata a ridursi negli anni successivi, attestandosi intorno allo 0,13 per cento nel 2028 e allo 0,1 per cento nel 2029.
Il resto delle risorse dovrebbe arrivare dalla revisione della spesa dei ministeri e dalle entrate legate al settore dei giochi, in un quadro che tiene conto anche delle richieste avanzate da Matteo Salvini nel corso delle ultime settimane e delle difficoltà di composizione all’interno della maggioranza.
Le altre priorità del documento programmatico
Al di là della partita sulle banche, il Documento programmatico di bilancio delinea una distribuzione delle risorse orientata soprattutto al sostegno delle famiglie e alla tutela del potere d’acquisto, con una quota consistente degli stanziamenti destinata alle fasce più fragili della popolazione.
Seguono gli interventi per le imprese, le risorse per le infrastrutture e i fondi aggiuntivi per la sanità, mentre sul fronte fiscale resta da sciogliere il nodo relativo all’eventuale riduzione dell’aliquota Irpef per il ceto medio, misura più volte evocata ma non ancora inserita in modo esplicito nel perimetro delle coperture già finanziate. Il quadro definitivo dipenderà comunque dall’esito del confronto con Bruxelles sulle modalità di attivazione della clausola di salvaguardia, dalla quale discende una parte significativa dello spazio fiscale a disposizione dell’esecutivo.
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