Il padre abbandona il figlio di 7 anni sul monte Fuji per proseguire l'escursione con l'altro bambino

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Quella che doveva essere una gita in montagna, un'occasione per stare insieme e godere del panorama mozzafiato del monte Fuji, si è trasformata in un incubo per un bambino di sette anni. Il piccolo, infatti, è stato letteralmente abbandonato dal padre lungo il sentiero che porta alla vetta, a oltre duemila metri di altitudine, perché troppo stanco per proseguire.

L'uomo, di fronte alle lamentele del figlio che non ce la faceva più a camminare in salita, ha preso una decisione tanto radicale quanto sconsiderata: lasciarlo lì, solo, per continuare l'ascesa in compagnia dell'altro figlio, il fratello maggiore che nel frattempo si era già allontanato lungo il percorso.

Ore di solitudine a duemila metri

Il fatto è accaduto giovedì scorso, durante quella che doveva essere una tranquilla escursione familiare sul monte Fuji, uno dei simboli del Giappone e meta ambita per gli appassionati di trekking. Giunti alla sesta stazione, il bambino di sette anni ha manifestato tutta la sua stanchezza, dichiarando di non farcela più. A quel punto, il padre ha ordinato al figlio di "aspettare qui" e, senza alcun ripensamento, ha proseguito la scalata per raggiungere la vetta con l'altro figlio.

Il piccolo è rimasto così isolato sul sentiero per circa otto ore, seduto su una panchina, con a disposizione solo una bibita analcolica, qualche snack e nessun soldo in tasca. Un'abbandono che ha scatenato l'indignazione generale, confermata poi dall'agenzia Afp da un agente della polizia locale della prefettura di Shizuoka.

Soccorsi e intervento delle autorità

La solitudine del bambino, però, non è durata in eterno. Per sua fortuna, dopo quelle che devono essere sembrate ore interminabili, il piccolo è stato notato da un addetto di un rifugio vicino che, preoccupato per la sua incolumità, lo ha preso in custodia e ha immediatamente contattato le autorità. L'uomo, che nel frattempo aveva completato l'escursione, è stato rintracciato dagli agenti e si è scusato per il gesto, definendolo una "decisione avventata".

Un mea culpa che, però, non ha placato l'ondata di sdegno che ha investito il Paese, dove casi del genere vengono considerati con estrema severità, anche alla luce dei rischi connessi alla frequentazione di quote elevate, dove le condizioni meteorologiche possono cambiare in pochi minuti e le temperature scendere bruscamente.

Le scuse del padre e le conseguenze giudiziarie

Il padre, dopo essere stato raggiunto dalla polizia, ha giustificato il suo comportamento con la voglia di non rinunciare alla scalata, ma le sue scuse, per quanto sentite, potrebbero non bastare a evitargli conseguenze penali. La polizia locale ha aperto un fascicolo per abbandono di minore, un reato che in Giappone prevede pene severe, specialmente quando viene messa a repentaglio la vita di un bambino in un ambiente potenzialmente pericoloso come l'alta montagna.

Il caso ha riacceso il dibattito sulla sicurezza sui sentieri escursionistici e sulla responsabilità dei genitori, spesso troppo concentrati sul raggiungimento della meta da non rendersi conto dei rischi che fanno correre ai propri figli, mettendo a repentaglio la loro incolumità per un momento di svago che si è trasformato in un vero e proprio incubo, destinato a lasciare un segno indelebile nella memoria del piccolo.

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