Mattarella e le istituzioni nel Giorno della Memoria: la Repubblica nata contro le ideologie disumane
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Nel solenne contesto delle celebrazioni al Quirinale, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha tracciato, con parole cariche di significato storico, le radici profonde dello Stato repubblicano. La Repubblica Italiana e la sua Costituzione, ha affermato, si sono formate in opposizione diretta a quelle ideologie disumane e sanguinarie che avvelenarono la prima metà del secolo scorso, le quali lasciarono dietro di sé una scia di lutti e devastazioni i cui ricordi permangono indelebili. Quel fondamento giuridico e civile, ha proseguito il Capo dello Stato, affonda le sue radici nel sangue innocente versato dai deportati nei campi di sterminio, dai combattenti per la libertà e da tutte quelle persone annientate semplicemente per la loro identità, per le idee che professavano o per le credenze che custodivano.
Le dichiarazioni del governo e il richiamo alla complicità
Parallelamente, il governo guidato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rilasciato un messaggio in occasione della ricorrenza, definendo la Shoah una pagina buia della storia e la più grande tragedia del Novecento, causata da quello che è stato descritto come un odio cieco e barbaro. Nel ricordare i nomi delle vittime e nel valorizzare la testimonianza dei sopravvissuti, l’esecutivo ha posto l’accento, in maniera esplicita, sulla condanna della complicità del regime fascista italiano in quelle persecuzioni, rastrellamenti e deportazioni che condussero allo sterminio. Un passaggio, quest’ultimo, che inserisce la riflessione nel più ampio e doloroso contesto nazionale, evitando di considerare la memoria come un mero fatto commemorativo ma spingendo, almeno nelle intenzioni dichiarate, verso una presa di responsabilità quotidiana e una trasmissione attiva dei valori di tolleranza.
La testimonianza di Liliana Segre e l’appello all’Europa
Momento di forte impatto emotivo e civile è stata, come spesso accade, la voce della senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz e testimone instancabile. Nel corso della cerimonia alla quale ha partecipato anche Mattarella, Segre ha lanciato un appassionato appello alle istituzioni europee, indicando nell’Unione la speranza per il presente. La sua esortazione è stata quella di andare oltre una visione puramente economica, fatta di monete e mercati, per diventare invece una coraggiosa comunità di democrazie in grado di difendersi e di promuovere congiuntamente sviluppo e giustizia. Un sogno, ha sottolineato, che era proprio dei padri fondatori dell’europeismo e che oggi si scontra con sfide epocali, dalle quali l’Europa tutta deve dimostrarsi all’altezza.
La memoria come fondamento attivo e collettivo
Le diverse posizioni emerse, seppur convergenti nel riconoscere l’abisso della Shoah, delimitano così i contorni di una memoria che si vuole attiva e costitutiva. Da un lato, il richiamo alle origini antifasciste della Repubblica, che Mattarella lega indissolubilmente al sacrificio di coloro che si opposero alla barbarie; dall’altro, la condanna storica di un ruolo italiano nelle persecuzioni, ribadita dall’esecutivo in carica; infine, la prospettiva futura e di ampio respiro offerta da Segre, che dalla tragedia personale e collettiva trae una lezione di impegno civile per l’intero continente. Nel loro insieme, questi interventi disegnano un percorso di consapevolezza che dalla commemorazione dei Giusti, coloro che non esitarono a rischiare la propria vita, deve condurre a una riflessione sulle responsabilità del passato e a una proiezione verso un futuro che sappia onorare quelle vite spezzate attraverso scelte politiche e sociali concrete.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
