Giornata della Memoria, Segre: “Non si può usare Gaza contro il ricordo della Shoah”
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Redazione Interno
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Nel quadro delle commemorazioni per la Giornata della Memoria, che si celebra ogni 27 gennaio per onorare le vittime dello sterminio nazifascista, le istituzioni italiane hanno rinnovato il loro impegno a custodire la verità storica. Al Quirinale, il presidente Sergio Mattarella e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni hanno preso parte alle cerimonie ufficiali, durante le quali Meloni ha ribadito, in una dichiarazione netta, la condanna della complicità del regime fascista nelle persecuzioni. La ricorrenza, che si articola in eventi diffusi su tutto il territorio nazionale, dalle deposizioni floreali alle iniziative nelle scuole, si pone come un monito perenne, un atto di resistenza contro l’oblio e il negazionismo che, purtroppo, continuano a serpeggiare. La stessa memoria, del resto, si incarna in simboli tangibili e disseminati per le città, come le pietre d’inciampo, quei piccoli sanpietrini dorati che ricordano le singole vittime delle deportazioni, delle quali una, a Genova, è dedicata a Carolina Tedesco, una maestra condannata al lager per le sue idee.
L’appello di Liliana Segre al Quirinale
Momento di particolare intensità è stato l’intervento della senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz, durante la cerimonia al Colle. Con la consueta lucidità, Segre ha tracciato un confine netto e necessario, affermando che “si può e si deve parlare di Gaza nel Giorno della Memoria”, così come di altri scenari di crisi che coinvolgono l’umanità, dall’Iran all’Ucraina. Ha però ammonito con forza contro ogni strumentalizzazione: “Non si può usare Gaza contro il Giorno della Memoria”. Secondo la senatrice, infatti, non è accettabile che la commemorazione diventi “occasione di una vendetta contro le vittime di allora”, né che si alimentino “ossessivi tentativi di banalizzazione, distorsione, inversione della Shoah”. Un monito che suona come un baluardo contro le derive del dibattito pubblico, il quale rischia spesso di confondere le proporzioni storiche e di ridurre la specificità dello sterminio degli ebrei a una mera metafora.
La riflessione oltre la ritualità
Proprio sul pericolo di una commemorazione svuotata di significato si è concentrata anche una riflessione proposta dal gruppo provinciale di Azione a Lecco, che in coerenza con i propri principi europeisti e liberaldemocratici ha invitato a un esercizio di conoscenza che vada “oltre il segnalibro della memoria”. L’avvertimento è chiaro: il rischio più insidioso è la trasformazione di questa giornata in un rito stanco e retorico, una formalità che, quasi assolvendoci, relega la responsabilità del male unicamente al passato. Una memoria viva, al contrario, richiede uno sforzo critico costante, un’interrogazione che non può limitarsi a un giorno all’anno ma deve permeare la coscienza collettiva, soprattutto in un periodo storico dove riaffiorano, in varie forme, sentimenti di intolleranza e revisionismo.
Il dovere della conoscenza in un mondo in conflitto
La complessità dell’attualità internazionale, con i suoi teatri di guerra e di sofferenza, rende questo dovere ancora più urgente e al tempo stesso più delicato. La posizione della senatrice Segre, in questo senso, offre una chiave di lettura equilibrata: il ricordo della Shoah non deve essere isolato in una torre d’avorio, né tanto meno utilizzato come arma di polemica politica contingente. Deve invece costituire il fondamento etico, la lente più rigorosa attraverso cui osservare ogni violazione della dignità umana, senza per questo appiattire o confondere le diverse storie. È un esercizio di responsabilità che chiama in causa tutti, dalle istituzioni ai singoli cittadini, per preservare una verità storica che, come dimostrano anche le indagini giudiziarie su vecchi e nuovi crimini d’odio, rimane un presidio indispensabile per la democrazia.




