Kiev e Mosca intensificano la guerra energetica, colpendo raffinerie e infrastrutture
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Mentre il conflitto prosegue senza sosta, un capitolo cruciale della guerra tra Russia e Ucraina si sta giocando sul fronte energetico, con entrambi i belligeranti che prendono di mira impianti strategici e infrastrutture logistiche con l’obiettivo di infliggere danni economici significativi e paralizzare le rispettive capacità belliche. Kiev, in particolare, ha condotto una serie di operazioni mirate contro raffinerie di petrolio e nodi di transito all’interno del territorio russo, riuscendo a interrompere, tra le altre cose, il funzionamento dell’oleodotto che fornisce carburante all’Ungheria, colpendo stabilimenti di primaria importanza come quelli della Lukoil e della Rosneft.
D’altro canto, le forze armate russe continuano a lanciare offensive massive contro il sistema energetico ucraino, avendo lasciato – solo nell’ultimo ciclo di bombardamenti – circa centomila persone senza elettricità dopo aver colpito sei diverse regioni nemiche. Il risultato di questa strategia reciproca, che vede gli impianti energetici nel mirino di droni e missili, è la creazione di carenze diffuse e la necessità di ricorrere a razionamenti in ampie aree di entrambi i Paesi, con ripercussioni immediate sulla popolazione civile e sulle attività produttive.
In un’operazione ingegnosa, le forze ucraine hanno dichiarato di aver distrutto due ponti cruciali all’interno della Russia, vicino al confine con la regione di Kharkiv, sfruttando non solo droni a basso costo ma anche le stesse mine e munizioni che l’esercito russo aveva nascosto nelle vicinanze per i propri rifornimenti. Quelle strutture, secondo quanto riferito da Kiev, costituivano un nodo logistico vitale per i rifornimenti alle truppe di Mosca, e la loro eliminazione rappresenta un colpo alle reti di approvvigionamento nemiche.




