Festa di Sant'Antonio Abate, tra fuochi purificatori e benedizioni degli animali
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Redazione Interno
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Arde di nuovo, nel cuore del gennaio molisano, il tradizionale fuoco di Sant'Antonio Abate, che molti interpretano come un simbolo di pace in contrapposizione ai conflitti che affliggono il mondo. L'area del sagrato della chiesa a lui dedicata, situata all'ingresso nord-occidentale del centro storico di Campobasso, è stata il cuore pulsante di una celebrazione che ha attirato centinaia di persone fin dalle prime ore dell'alba. La giornata è iniziata con la messa celebrata dal parroco, per poi culminare nell'accensione di quella fiamma considerata purificatrice, un rito sentito e partecipato che onora la memoria dell'eremita egiziano, la cui figura è profondamente radicata nell'identità locale tanto da dare il nome a un quartiere storico e a uno dei Misteri più cari della festa del Corpus Domini.
Il rinnovo delle tradizioni ceraiole
La devozione per il santo anacoreta, del quale quest'anno si ricorda il millesimo seicentosettantesimo anniversario della nascita al cielo, si esprime attraverso antiche consuetudini che vengono scrupolosamente tramandate. La Famiglia ceraiola dei Santantoniari, ad esempio, ha vissuto un momento fondamentale nella chiesa di San Giovanni Decollato, dove alla celebrazione eucaristica è seguita la benedizione dei neonati del 2025 e, soprattutto, l'investitura ufficiale del nuovo Capodieci, una carica che verrà assunta a maggio. Si tratta di rituali che, al di là del loro significato religioso, cementano legami sociali e custodiscono un patrimonio culturale immateriale, il cui valore risiede proprio nella sua ripetizione ciclica e nell'attesa che la precede.
Benedizioni e gesti di carità
In altri quartieri della città, la festa ha assunto sfumature diverse ma ugualmente significative, concentrandosi sulla protezione degli animali, di cui Sant'Antonio è considerato il patrono. Presso la parrocchia di San Matteo Apostolo ed Evangelista a Campitello, l'invito a far benedire i propri animali domestici è stato accompagnato da iniziative di solidarietà, come una pesca di beneficenza che ha proseguito per tutta la giornata. Al termine della funzione serale, ai fedeli è stato distribuito il pane benedetto, un gesto semplice che unisce il sostegno materiale a quello spirituale, creando un momento di condivisione che travalica i confini del rito puramente liturgico.
Un anniversario nella ricorrenza
La ricorrenza assume un rilievo particolare nella chiesa di San Cataldo, dove i festeggiamenti per il santo segnano anche l'avvio delle celebrazioni per un importante traguardo: il centoventesimo anniversario di fondazione dell'edificio sacro. Il rettore, nel sottolineare l'attualità del messaggio di un uomo che scelse il deserto per una ricerca assoluta di Dio, ha invitato i fedeli a vedere in quella figura un modello di fede autentica, capace di affrontare le prove e di trasformare il quotidiano. È una prospettiva che lega indissolubilmente il passato al presente, facendo della memoria non un semplice ricordo ma una risorsa viva per interpretare il proprio tempo, mentre i festeggiamenti proseguono, intrecciando spiritualità, tradizione e vita comunitaria.




