Pesca, riparte la marineria di San Benedetto del Tronto: uscite ridotte e sciopero il 22 ottobre contro il caro gasolio

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   La mezzanotte del 29 settembre ha segnato la fine del fermo biologico per le marinerie comprese tra San Benedetto del Tronto e Bari, ma la ripresa delle attività non coincide con un ritorno alla normalità.

I motopescherecci sambenedettesi hanno ripreso il largo con una programmazione ridotta all’osso, una sola uscita per questa prima settimana contro le due previste dal calendario, e il motivo è presto detto: il prezzo del gasolio speciale da pesca continua a oscillare tra 1,30 e 1,40 euro al litro, un livello che rende ogni battuta un investimento dall’esito incerto.

La scelta di limitare le giornate in mare è stata presa di comune accordo dagli armatori locali, come conferma Pietro Ricci, presidente degli operatori portuali di San Benedetto del Tronto, il quale ha spiegato che la prima uscita servirà da test operativo e commerciale per valutare sia la risposta del mercato ittico dopo un mese e mezzo di assenza dai banchi vendita, sia la tenuta dei prezzi del pescato. «Torneremo in mare mercoledì. Avremmo a disposizione due giornate di lavoro, ma per questa settimana ne faremo una sola, così da capire come reagiranno i prezzi al mercato», ha dichiarato Ricci, aggiungendo che dalla prossima settimana si proverà a lavorare due giorni per poi sedersi di nuovo a valutare il da farsi.

Un aumento del 30 per cento che pesa sui bilanci

I numeri fotografano una situazione tutt’altro che sostenibile. Negli ultimi mesi l’aumento dei prezzi del carburante per la pesca è stato del 30 per cento, con il gasolio che alla ripresa delle attività ha toccato quota 1,30 euro al litro, in risalita rispetto agli 1,20 euro registrati alla chiusura del fermo a metà agosto. Massimo Sandroni, responsabile della sezione PescAgri, ha sottolineato come la riduzione delle giornate di uscita in mare rappresenti un tentativo di contenere le spese in un momento definito difficile per l’intero comparto ittico.

La questione dei costi non riguarda soltanto il carburante, ma investe l’intera struttura economica delle imprese di pesca. Secondo quanto riferito da Confcooperative, un peschereccio medio da 350 kW, impegnato per circa 140 giornate l’anno con 15 ore di lavoro al giorno, può consumare fino a 180 mila litri di gasolio all’anno, con un aggravio di spesa stimato in 45 mila euro annui. Si tratta di cifre che, sommate alla riduzione delle giornate di pesca e all’incertezza sui ricavi delle aste, comprimono ulteriormente i margini degli armatori.

Verso lo sciopero nazionale del 22 ottobre

La marineria sambenedettese, insieme ad altre 42 marinerie italiane, ha annunciato l’adesione alla giornata di agitazione prevista per il 22 ottobre, una mobilitazione che punta a riportare l’attenzione del Governo sui costi che gravano sul comparto e ad aprire un tavolo di confronto sul settore. La protesta coinvolge decine di porti lungo tutta la penisola, dalla Liguria alla Sicilia, con i pescherecci destinati a restare ormeggiati in banchina.

A livello nazionale, il malcontento delle marinerie si intreccia con quello degli agricoltori, che da settimane protestano contro il caro carburante con sit-in e blocchi stradali in diverse regioni. Le richieste convergono su un punto: interventi strutturali che vadano oltre i ristori una tantum. Come ha sintetizzato il presidente della Federazione armatori siciliani Fabio Micalizzi, «la pesca professionale non può continuare così. Il gasolio è la nostra materia prima: senza carburante, i pescherecci restano in porto e le imprese muoiono».

Il nodo del mercato ittico e dell’indotto

La riduzione delle giornate di pesca non ricade soltanto sui bilanci degli armatori, ma si riflette a cascata sull’intera filiera. I commercianti del porto sambenedettese guardano con preoccupazione a un autunno che si preannuncia magro sul fronte delle quantità. «Comprendiamo il problema del caro gasolio ma anche per noi rappresenterà un problema in quanto ci sarà meno pescato, proprio ora che attendavamo grandi quantità dopo il fermo pesca», ha commentato Lorenzo Marinangeli, titolare di un’attività commerciale legata al pesce.

Sul fronte regionale, la PescAgri Cia Marche ha espresso piena solidarietà all’iniziativa del comparto italiano della pesca, ribadendo attraverso il direttore Massimo Sandroni l’importanza di un tavolo permanente per trovare soluzioni di lungo periodo, dal momento che le condizioni che causano i rincari non sembrano destinate a risolversi a breve. La settimana appena iniziata fungerà da primo banco di prova per capire se la cautela degli armatori basterà a sostenere i costi, o se anche le due uscite settimanali preventivate per i prossimi giorni si riveleranno insostenibili.

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