San Benedetto del Tronto, la ripartenza della marineria dura solo 24 ore: il caro gasolio frena le uscite
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Redazione Interno
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Ventiquattro ore in mare, poi di nuovo in porto. La ripartenza della marineria di San Benedetto del Tronto dopo il fermo pesca estivo si è scontrata subito con il muro del caro gasolio, costringendo gli armatori a ridurre le uscite e a rinviare ogni decisione al responso del mercato ittico.
Una sola uscita per testare i prezzi
All’alba di mercoledì 1 ottobre sono rientrati in banchina ventitré pescherecci, dopo una sola giornata di pesca. La scelta, spiegano gli operatori, è legata alla necessità di verificare la tenuta dei prezzi all’asta prima di impegnare nuovamente le imbarcazioni in uscite più frequenti. Il fermo biologico, durato circa un mese e mezzo, ha consentito al mare di ripopolarsi e le prime ore di attività hanno restituito quantità importanti di pescato, ma senza l’exploit sperato.
Pietro Ricci, marittimo della barca Repepè, ha raccontato che il pesce si è trovato, come prevedibile dopo uno stop così lungo, ma che il confronto con la ripartenza dell’anno precedente resta prudente.
Un pieno da tredicimila euro
Il nodo è tutto nei conti. Il pescatore Carlo Di Domenico ha raccontato il peso del carburante sui bilanci dell’attività: per un pieno da diecimila litri, la spesa è stata di circa tredicimila euro. Una cifra che incide in modo determinante sulla sostenibilità di ogni battuta di pesca e che spiega perché, per questa settimana, la marineria abbia optato per una sola uscita, con l’obiettivo di tornare a due giornate solo dalla prossima settimana e dopo aver valutato i risultati della prima asta.
Ridurre le uscite significa limitare anche la possibilità di spingersi lontano, comprimendo ulteriormente i margini delle imprese.
La prima asta e le decisioni della marineria
Il primo vero banco di prova è arrivato nella notte tra mercoledì e giovedì, con un’asta durata sei ore e caratterizzata da una grande quantità di pescato, pari a 13,6 tonnellate. Le quotazioni hanno oscillato sensibilmente a seconda delle specie e delle taglie: i calamari hanno raggiunto i 16,80 euro al chilo per le pezzature maggiori, le sogliole hanno toccato i 19,99 euro, mentre le triglie più piccole sono scese fino a 0,56 centesimi. La mazzancolla, regina delle reti in questo rientro, è stata quotata da 15,16 euro per le taglie grandi fino a 5,66 euro per le piccole.
Prezzi che, come sempre, sono diversi da quelli che arrivano poi sui banconi delle pescherie, ma che per gli armatori rappresentano l’unico riferimento per decidere se il gioco vale la candela.
La mobilitazione nazionale e il quadro europeo
La situazione di San Benedetto del Tronto non è isolata. Il costo del gasolio sta mettendo in ginocchio l’intero comparto della pesca italiana, con le marinerie in uno stato di crescente tensione. I sindacati di settore hanno incontrato il sottosegretario Patrizio La Pietra al Masaf per rappresentare la preoccupazione dei lavoratori, sottolineando come il caro carburante sia l’ultimo di una serie di elementi che stanno comprimendo la redditività delle imprese e il reddito dei pescatori, retribuiti in gran parte “alla parte” sul pescato.
La settimana prossima è prevista una giornata di astensione dalla pesca proclamata a livello nazionale, alla quale aderirà anche la marineria sambenedettese. Sul fronte europeo, il prezzo medio del diesel ha raggiunto un nuovo record, spinto dalle tensioni internazionali e dalle interruzioni nelle forniture.
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