Manoppa, niente bonus 100 euro e tredicesima detassata per il 2025
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Redazione Economia
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La manovra economica per il prossimo anno, che pure prevede un taglio strutturale dell'Irpef e uno stanziamento di circa due miliardi per l'adeguamento dei salari al carovita, segna un passo indietro su due misure che, durante lo scorso periodo estivo, erano state indicate come possibili per sostenere il potere d'acquisto. Quelle stesse ipotesi, che avevano alimentato le aspettative di molti, non trovano ora alcuno spazio concreto nelle bozze del Disegno di Legge, il cui testo definitivo è atteso imminente, delineando uno scenario ben diverso da quanto auspicato. Svanisce, in tal modo, il proposito di un "aiuto una tantum" che avrebbe potuto alleggerire le spese delle famiglie in un momento economicamente delicato come quello delle festività natalizie.
Le conseguenze in busta paga
Per una vasta platea di lavoratori dipendenti e pensionati, l'assenza di questi interventi si tradurrà in una gratifica natalizia per il 2025 del tutto identica a quella percepita l'anno precedente. La tredicesima mensilità, infatti, verrà calcolata senza alcuna forma di esenzione dall'Irpef e senza l'aggiunta del contributo simbolico da cento euro, il quale, seppur di modesta entità, rappresentava un segnale di sostegno concreto per le fasce di reddito più basse. La frenata su questi fronti, che alcuni commenti hanno definito come una manovra "senza anima" sul piano sociale, appare dettata da esigenze di contenimento della spesa, la quale complessivamente ammonterà a circa diciotto miliardi, di cui tre destinati specificamente al taglio delle aliquote fiscali.
Il contesto della manovra
Mentre il cosiddetto "pacchetto stipendi" include la possibilità di detassare gli aumenti salariali derivanti dai rinnovi contrattuali e conferma altre forme di bonus per i dipendenti, la scelta di non procedere con la detassazione della tredicesima e con il bonus una tantum segna una netta discontinuità rispetto alle intenzioni inizialmente manifestate. Il Documento programmatico di bilancio, già inviato alle istituzioni europee, e il testo licenziato dal Consiglio dei ministri, non fanno menzione di queste agevolazioni, concentrandosi piuttosto su misure di carattere più strutturale. È in questo quadro, quindi, che si delinea un dicembre senza quel piccolo extra che in molti si aspettavano.
Le ragioni di una scelta
La decisione, sebbene possa deludere le aspettative, si inserisce in una complessa partita di bilanciamento tra le risorse disponibili e gli obiettivi di politica economica, dove la priorità è stata data a interventi di più ampio respiro piuttosto che a misure spot. L'attenzione si è spostata sull'adeguamento degli stipendi al costo della vita e su una riduzione delle imposte che, sebbene diluita nel tempo, mira a un effetto più duraturo. Resta il fatto che, per molti, l'impatto immediato sarà quello di una busta paga di dicembre invariata, privata di quel lieve incremento che era stato ipotizzato come un sostegno ai consumi nel periodo di fine anno.




