Naspi e cassa integrazione in calo, i dati Inps raccontano un mercato del lavoro che cambia

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’Istituto nazionale della previdenza sociale, con la pubblicazione dell’Osservatorio sul lavoro avvenuta il 20 aprile scorso, ha consegnato agli analisti un quadro che, almeno su due fronti tradizionalmente critici, appare in netta controtendenza rispetto agli anni precedenti. Le ore di cassa integrazione guadagni (Cig) autorizzate nel primo trimestre del 2026 sono infatti diminuite rispetto allo stesso periodo del 2025, un dato che si accompagna a una parallela riduzione del numero dei beneficiari della Naspi se paragonato al 2024. Non si tratta, è bene precisarlo, di una semplice flessione congiunturale: il cosiddetto “tiraggio effettivo” della Cig, ovvero il rapporto tra le ore effettivamente utilizzate dalle aziende e quelle concesse dall’Inps, si è attestato per l’intero anno 2025 al 27,3%, un punto percentuale in meno rispetto al 28,3% registrato nel 2024. Questo significa che le imprese, pur avendo a disposizione gli strumenti di sostegno, li stanno impiegando con minore intensità.

Il crollo della cassa ordinaria a marzo

Il dato forse più eclatante, tra quelli diffusi dall’Osservatorio, riguarda il mese di marzo 2026: le ore di cassa integrazione ordinaria autorizzate sono state 22,1 milioni, una cifra che, confrontata con le 30,7 milioni dello stesso mese del 2025, fa registrare una riduzione tendenziale del 28,1%. Un segnale robusto – se si considera la tradizionale funzione di ammortizzatore sociale che questo strumento ricopre – che trova conferma anche nell’analisi territoriale. L’Emilia-Romagna, regione ad alta densità manifatturiera, ha visto nel trimestre gennaio-marzo 2026 un calo complessivo del 35,2% delle ore autorizzate tra Cig e fondi di solidarietà, passando da oltre 18,6 milioni a poco più di 12 milioni di ore. Unica eccezione rilevata, la provincia di Rimini, dove il ricorso all’integrazione salariale non ha seguito la stessa curva discendente.

I numeri della disoccupazione e il nodo della cassa straordinaria

Se la cassa integrazione frena – con un -17% su base tendenziale a marzo e un lieve -1,1% su base congiunturale rispetto a febbraio – lo stesso rapporto Inps segnala una crescita delle domande di disoccupazione a febbraio 2026, pari al +3,6%. Due fenomeni, questi, che viaggiano su binari apparentemente opposti ma che andrebbero letti in controluce: da un lato le aziende riducono il ricorso alla sospensione temporanea del lavoro, dall’altro aumenta il numero di chi perde definitivamente l’occupazione e richiede la Naspi. La cassa straordinaria, in particolare, ha subito una contrazione marcata in Emilia-Romagna (-30,4% nel trimestre), un calo che potrebbe riflettere la chiusura di alcune crisi aziendali complesse, ma anche l’esaurimento dei termini per accedervi in altri contesti produttivi. Le ore totali autorizzate a marzo per tutte le forme di integrazione salariale – fondi di solidarietà inclusi – si sono fermate a 46,7 milioni, ben lontane dai 56,3 milioni di marzo 2025.

L’indicatore nascosto: meno tutele, più ricerca attiva?

Ciò che l’Osservatorio non dice esplicitamente, ma che i numeri lasciano intravedere, è una possibile riconfigurazione del mercato del lavoro: meno ore di cassa integrazione utilizzate significa, in molti casi, un minor ricorso alla “sospensione” come valvola di sfogo. E la riduzione dei beneficiari Naspi rispetto al 2024, pur in presenza di un aumento delle nuove domande a febbraio, potrebbe indicare una durata media più breve della disoccupazione. Resta il dato strutturale del tiraggio effettivo al 27,3%: meno di un terzo delle ore autorizzate viene effettivamente consumato dalle imprese. Un margine, questo, che racconta di uno scollamento tra la pianificazione della protezione pubblica e l’uso reale che ne fanno i datori di lavoro. La provincia di Rimini, unica in controtendenza nella regione, rappresenta dunque un’eccezione statistica che meriterebbe approfondimenti locali, lontano da facili generalizzazioni.

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