Crollo dei redditi per i lavoratori in cassa integrazione, persi 4.400 euro in media
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Redazione Economia
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Le centinaia di migliaia di lavoratori che, tra gennaio e settembre, sono stati posti in cassa integrazione a zero ore hanno subito una riduzione media del proprio reddito, che si attesta su una cifra superiore ai 4.400 euro. Le 429,3 milioni di ore autorizzate dall'Inps nel corso dei primi nove mesi dell'anno, se tradotte in posizioni lavorative completamente sospese, equivalgono a un'assenza dal ciclo produttivo per più di 275mila persone, con una conseguente erosione del monte salari complessivo che ha superato la soglia di un miliardo e trecento milioni di euro, come risulta al netto del prelievo fiscale.
La Sardegna e il raddoppio delle ore di cassa
Mentre in Italia si registra un incremento generale del 18,56 per cento nel ricorso agli ammortizzatori sociali, alcune regioni mostrano dinamiche ancor più accentuate. È il caso della Sardegna, la cui economia, misurata nel silenzio delle officine ferme, ha visto un'impennata dell'85,27 per cento nelle ore di cassa integrazione e nei fondi di solidarietà, quasi un raddoppio rispetto allo stesso periodo del 2024. Con una media di 4,42 milioni di ore autorizzate, l'Isola si colloca tra i territori più colpiti, un primato negativo che la vede preceduta solo da realtà come la Basilicata, dove l'aumento ha toccato il 291,47 per cento, e da Molise e Valle d'Aosta, che hanno segnato rispettivamente +129,20% e +114,55%.
L'Umbria in controtendenza
In questo panorama nazionale, caratterizzato da una crescita diffusa degli strumenti di sostegno al reddito, l'Umbria rappresenta un'anomalia significativa. La regione, infatti, ha fatto registrare un calo del 15,7 per cento nelle ore di cassa integrazione e nel fondo di integrazione salariale, con 4,27 milioni di ore autorizzate. Un dato che la distingue nettamente dalla media italiana, la quale, al contrario, segna un +18,56 per cento e un totale di 429,3 milioni di ore, evidenziando come le dinamiche economiche presentino andamenti differenziati e spesso contrapposti all'interno del Paese.
Le contraddizioni del mercato del lavoro
La fotografia che emerge dal mercato del lavoro italiano è dunque duplice e apparentemente contraddittoria. Se da un lato si osserva una crescita del numero degli occupati, dall'altro si riscontra un ricorso più massiccio da parte delle aziende agli ammortizzatori sociali, segno di una persistente fragilità in settori cruciali. Le difficoltà maggiori, che si traducono in un maggiore utilizzo della cassa integrazione, interessano in particolare il comparto automobilistico, con un incremento dell'85,8 per cento, e quelli della metallurgia, della meccanica e delle calzature, con situazioni di picco in province come quella di Campobasso e in regioni come il Piemonte.




