Salari sempre più da fame, in 30 anni persi oltre mille euro

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Secondo il leader della Cgil, Maurizio Landini, quasi sei milioni di lavoratori italiani percepiscono salari che non superano gli 11mila euro l’anno. Pierpaolo Bombardieri, leader della Uil, ha confermato che nel nostro Paese esiste un problema salariale significativo. Landini ha sottolineato, durante una conferenza stampa, che c’è una vera e propria emergenza salariale e che è necessario affrontare con decisione questa questione. L’aumento dei salari, insieme al rinnovo dei contratti, rappresenta un punto centrale dello sciopero del 29 novembre, durante il quale Landini sarà a Bologna per ribadire l’importanza di un nuovo modello economico e sociale.

Landini ha evidenziato che rimettere al centro il lavoro e le persone significa migliorare le loro condizioni, e l’aumento dei salari è un elemento fondamentale non solo per la giustizia sociale e la redistribuzione della ricchezza, ma anche per un nuovo modello economico del Paese. Ha criticato il governo per la sua politica di tagli e per la mancanza di concertazione con i sindacati, accusandolo di firmare intese separate con sindacati di comodo e di imporre ai dipendenti pubblici un aumento del 6% contro una perdita di potere d’acquisto del 17%.

I dati presentati dal presidente della Fondazione Di Vittorio, Francesco Sinopoli, sono allarmanti: l’Italia è il fanalino di coda per quanto riguarda gli aumenti salariali nei paesi Ocse. Dal 1990 al 2020, il potere d’acquisto in Italia è calato del 2,9%, mentre la media Ocse è aumentata del 18,4% e nell’area Euro del 22,6%. In Europa, nel 2023 rispetto al 1991, il salario medio in Italia è calato di 1.089 euro, mentre in Germania è aumentato di 10.584 euro e in Francia di 9.681 euro. Anche la Spagna sta superando l’Italia in termini di crescita salariale.

Landini ha ribadito che la questione salariale è politica e sarà al centro dello sciopero generale del 29 novembre.

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