Stellantis: in Italia persi 9.656 posti di lavoro in quattro anni

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Un lento, ma inesorabile, ridimensionamento che ha modificato in profondità il panorama industriale nazionale. Stellantis, l’erede di un marchio storico come la Fiat, ha progressivamente assottigliato la sua presenza in Italia, dove il numero dei dipendenti è calato da 37.288 a 27.632 unità nel quadriennio compreso tra il 2020 e il 2024. Un arco di tempo durante il quale si sono dissolti, secondo i calcoli del centro studi della Fiom-Cgil, 9.656 posti di lavoro, un dato che delinea un percorso di disimpegno le cui conseguenze si riverberano sull’intera filiera. La ricerca, intitolata non a caso “La grande fuga dall’Italia”, fotografa una transizione i cui effetti, sebbene mitigati da una serie di strumenti di ammortizzamento sociale, appaiono ormai strutturali e difficilmente reversibili nel breve periodo.

Le risorse per le ristrutturazioni e il calo produttivo

Il processo di contrazione, che ha riguardato in maniera trasversale diverse realtà produttive, è stato gestito attraverso ingenti risorse economiche destinate specificamente alle ristrutturazioni occupazionali. La Fiom ha quantificato in 777.726.000 di euro le somme impiegate per questa finalità, risorse che, stando alle ricostruzioni del sindacato, sono state in larga parte convogliate verso accordi con le organizzazioni sindacali per chiudere i rapporti di lavoro tramite incentivi all’esodo. Soltanto tra lo scorso anno e il prossimo, le uscite compensate hanno interessato 6.052 persone, un flusso che contribuisce a spiegare la drastica riduzione della forza lavoro, la quale si accompagna a un calo produttivo di mezzo milione di automobili.

Il crollo degli investimenti e l'uso degli ammortizzatori sociali

Parallelamente a questa emorragia di occupazione, gli investimenti del gruppo nel territorio italiano hanno mostrato un trend negativo, scendendo – sempre secondo le stime della Fiom – a 4,11 miliardi di euro, con una diminuzione di quasi 571 milioni di euro a partire dal 2021. Un contesto che genera allarme tra i lavoratori, molti dei quali si trovano oggi in una condizione di forte precarietà. La situazione è resa ancor più critica dai dati sull’impiego degli ammortizzatori sociali: al primo settembre, su un organico di 32.803 dipendenti, ben 20.233, ovvero il 61,68%, risultavano interessati da cassa integrazione o da contratti di solidarietà, una percentuale che segnala una sofferenza operativa diffusa.

Il contrasto tra le dichiarazioni pubbliche e i dati

Mentre i numeri parlano di un’azienda che sembra volgere progressivamente lo sguardo altrove, le dichiarazioni pubbliche delle istituzioni hanno talvolta tratteggiato un quadro differente. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, in una recente occasione pubblica si è infatti complimentato con Stellantis per l’impegno dimostrato nel voler mantenere una presenza in Italia, elogiando la scelta di non mettere a rischio i posti di lavoro e contrapponendo la condotta del gruppo a quella di altri colossi industriali europei che hanno annunciato tagli occupazionali di massa. Un riconoscimento che stride, inevitabilmente, con la fredda statistica dei posti di lavoro evaporati e con la percezione di un declino che appare, almeno per il momento, inarrestabile.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.