Orsini all’assemblea di Confindustria: “Ue senza visione della competitività, persi 250mila posti nella manifattura”
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Redazione Interno
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Nel corso dell’assemblea annuale dell’associazione, tenutasi al Centro Congressi La Nuvola di Roma, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha rivolto un monito chiaro alle istituzioni europee, presente tra il pubblico il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni 13.
Il leader degli industriali, pur ribadendo la propria fiducia nel progetto comune, ha espresso una preoccupazione crescente per le direttrici intraprese da Bruxelles, sostenendo che “l’Europa è sempre più necessaria, ma deve cambiare strada e marcia” 2. La critica più aspra ha riguardato la presunta miopia dell’Unione riguardo ai fondamentali economici: “Bruxelles non ha chiaro cosa significhi competitività”, ha affermato Orsini 2. A sostegno di questa tesi, ha citato i dati forniti dal commissario europeo, rivelando che dall’inizio del mandato dell’attuale Commissione, il vecchio continente ha registrato una perdita netta di 250.000 occupati nel settore manifatturiero, una flessione che, tradotta nell’indotto, equivalgono a un milione di posti di lavoro evaporati 27.
Il paragone con Stati Uniti e Cina e il costo dell’energia come “minaccia esistenziale”
Nel delineare lo scenario globale, Orsini ha osservato come né Washington né Pechino lascino nulla al caso: gli Stati Uniti, sotto la presidenza di Donald Trump, e la Cina affrontano le sfide del secolo – geopolitiche, tecnologiche e climatiche – con massicci investimenti pubblici e privati, senza trascurare il piano militare e ricorrendo a politiche protezionistiche 2. Di fronte a questa concorrenza, il numero uno di viale dell’Astronomia ha avvertito che nessun paese europeo, agendo da solo, possiede le risorse politiche ed economiche per reggere l’urto.
Tuttavia, a frenare la ripresa c’è anche un problema domestico e immediato, che Orsini non ha esitato a definire una “minaccia esistenziale” per le imprese: il costo dell’energia 3 10. “Non possiamo continuare a pagare nei nostri stabilimenti l’energia ai prezzi più cari d’Europa”, ha tuonato, imputando parte della responsabilità alle resistenze locali che bloccano le aree idonee per gli impianti fotovoltaici ed eolici, e chiedendo coerenza tra le dichiarzioni nazionali e le decisioni sui territori 5.
Le cinque leve per l’Italia e la proposta del debito comune europeo
Per uscire dallo stallo, Orsini ha indicato una roadmap interna basata su cinque leve da muovere con urgenza per “rimettere l’impresa al centro”: la riconversione energetica (con un accenno al ritorno al nucleare come opzione per il futuro), la crescita dimensionale delle piccole e medie imprese, l’innovazione e i contratti di sviluppo, una profonda semplificazione normativa (con una riforma della legge 231) e un adeguamento delle risorse 4 10.
Su quest’ultimo punto, ha avanzato una proposta concreta per il fisco, suggerendo di lavorare sulle 575 misure fiscali che erodono la base imponibile per riallocare 20 miliardi di euro – senza aumentare il debito – destinandone un terzo alla crescita, un terzo alla sanità e un terzo alla scuola 7. Rivolgendosi all’Europa, invece, la ricetta prevede tre priorità: un mercato unico dell’energia, un mercato unico dei capitali e, soprattutto, l’introduzione di un debito comune europeo finalizzato a finanziare una politica industriale strategica 3.
Lo scenario industriale e l’affondo sulla burocrazia “lunare”
Il quadro dipinto da Orsini è quello di un’Europa “soffocata dall’assenza di competitività”, dove le industrie di base (carta, cemento, ceramica, chimica, siderurgia) sono messe in ginocchio dall’aumento dei prezzi e dalla speculazione sul sistema Ets 7. “Siamo molto preoccupati per le scelte dell’Unione in questi ultimi anni”, ha ribadito, criticando la burocrazia europea definita da alcuni analisti come “lunare” per la sua lontananza dalle esigenze produttive 7.
L’avvertimento finale è stato severo: se non si riuscirà a compiere uno sforzo comune, l’Italia e l’Europa perderanno la propria industria, ovvero il 15% del Pil, con milioni di posti di lavoro destinati a scomparire 1. In questo senso, ha concluso che “il tempo del coraggio” è arrivato, chiamando tutta la politica – sia di maggioranza che di opposizione – a un grande atto di responsabilità per evitare quella che lui stesso ha definito una “desertificazione” del tessuto manifatturiero 3 9.




