Caro-memorie, il no di CXMT ad Apple e la fine dell'era dei chip cinesi low cost

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Il tentativo di Apple di utilizzare il produttore cinese CXMT come leva per ottenere condizioni più favorevoli da Samsung Electronics e SK Hynix si è risolto in un nulla di fatto. La più grande azienda cinese di memorie ha infatti rifiutato di offrire i propri chip a prezzi scontati, confermando ai colossi sudcoreani che Cupertino non dispone di alternative economiche concrete. La mossa, razionale nelle sue premesse, si è arenata di fronte alla richiesta economica di CXMT, che ha fatto saltare il piano di diversificazione della supply chain dell'azienda californiana.

La produzione 2027 già esaurita e il mercato che cambia

Secondo quanto riportato dal giornale taiwanese Digitimes, l'intera produzione di memorie di CXMT per il 2027 sarebbe già stata prenotata, con conseguenze che si ripercuotono su tutto l'ecosistema hardware. A complicare ulteriormente il quadro, si aggiunge la situazione dei tre maggiori produttori mondiali, Samsung, SK Hynix e Micron, che avrebbero già chiuso le trattative per l'allocazione della capacità produttiva per l'intero prossimo anno, mettendo di fatto in seria difficoltà l'approvvigionamento di DRAM e HBM.

Questa carenza strutturale sta spingendo i prezzi al rialzo, con Samsung che prevede una crisi della memoria destinata a durare almeno fino al 2028.

I costi di produzione e la strategia interna cinese

Le ragioni del rifiuto di CXMT sono molteplici e affondano in dinamiche sia industriali che politiche. L'azienda cinese, a causa delle restrizioni statunitensi, non può accedere ai più avanzati sistemi di litografia EUV, dovendo utilizzare apparecchiature DUV che richiedono un maggior numero di lavorazioni, circa il 30% di avvii di wafer in più per ottenere una produzione paragonabile a quella dei concorrenti.

Questi maggiori costi industriali impediscono a CXMT di applicare forti sconti senza ridurre i margini, e non ha particolarmente bisogno degli ordini di Apple: Huawei, Xiaomi e altri grandi marchi cinesi hanno già impegnato buona parte della sua capacità produttiva attraverso contratti di lungo periodo a prezzi elevati.

Questa dinamica segna una rottura con il passato, quando le aziende occidentali guardavano alla Cina come a un fornitore di componenti a basso costo. La strategia di CXMT, che preferisce avvantaggiare il mercato interno, indica che la stagione delle memorie cinesi a prezzi stracciati è giunta al termine.

Nemmeno un cliente del calibro di Apple, che tradizionalmente dettava le condizioni ai fornitori, è riuscito a strappare condizioni di favore, e ora si trova a dover fare i conti con un mercato in cui l'offerta è strozzata dalla domanda di intelligenza artificiale e i prezzi continuano a salire in modo significativo.

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