Bergamo discute il futuro del lavoro tra intelligenza artificiale e robotica

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’evoluzione dell’intelligenza artificiale e della robotica sta ridisegnando il mercato del lavoro, sollevando interrogativi sulle competenze richieste e sui settori più esposti alla trasformazione. Di questo si parlerà lunedì 26 maggio all’Università di Bergamo, dove dalle 9,30 alle 12,30 si terrà il workshop "Intelligenza Artificiale, Robot e il Futuro del Lavoro", nella Sala Galeotti di via dei Caniana. Un confronto necessario, che coinvolge accademici, imprese e istituzioni, per tracciare scenari sempre più concreti.

Le aziende, del resto, stanno già sperimentando soluzioni avanzate. È il caso di Univendita, che ha sviluppato applicativi basati sull’IA per ottimizzare i processi lavorativi: chatbot e assistenti virtuali in grado di rispondere rapidamente alle richieste dei clienti, estraendo dati dai cataloghi con precisione, o strumenti per pianificare attività su misura e analisi tecniche approfondite. Strumenti che, se ben integrati, possono ridurre tempi e costi, ma che pongono inevitabilmente questioni sull’impatto occupazionale.

Non a caso, la provocazione lanciata dalla statunitense Artisan con la campagna "Stop Hiring Humans" ha acceso il dibattito. Lo slogan, volutamente radicale, punta a scuotere le coscienze: l’azienda, specializzata in "lavoratori digitali", ha scelto toni diretti per stimolare una riflessione spesso elusa. Se da un lato l’IA promette efficienza, dall’altro alimenta timori legati alla sostituzione del fattore umano. Un dilemma che attraversa i confini, arrivando anche in Italia, dove il tema è ancora in fase di esplorazione.

Perché l’adozione dell’intelligenza artificiale non si riduce alla semplice automazione di compiti ripetitivi. Ottimizzare i processi aziendali – dalle risorse umane al marketing, passando per l’amministrazione – richiede investimenti consistenti, competenze specializzate e un approccio sistematico. Ecco perché, come sottolineano gli esperti, servono incentivi finanziari e fiscali per accompagnare le imprese in questa transizione. Senza un sostegno adeguato, il rischio è che molte realtà rimangano indietro, ampliando il divario con chi invece ha già imboccato la strada dell’innovazione.

Intanto, la cronaca nera offre spunti di riflessione su come la tecnologia possa incidere anche su dinamiche impreviste. Recenti inchieste giudiziarie hanno evidenziato casi in cui l’uso distorto di strumenti digitali ha avuto conseguenze gravi, dimostrando che l’equilibrio tra progresso e controllo è ancora tutto da definire.

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