Avatar 4, Michelle Yeoh nel cast ma Cameron frena. E a Varese si parla di "Norimberga" con la voce di Tom Cruise
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Mentre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si insedia per un nuovo mandato, il mondo del cinema, che spesso riflette le dinamiche del potere e della storia, offre due distinte narrazioni. Da una parte, c’è la proiezione verso un futuro immaginario e tecnologico, dall’altra, un necessario e profondo sguardo su un passato che ancora interroga la coscienza collettiva. Il franchise di Avatar, dopo aver riscritto le regole del box office globale, torna a far parlare di sé con l’annuncio dell’ingresso di Michelle Yeoh nel cast del quarto capitolo. L’attrice, acclamata a livello internazionale e premiata con l’Oscar, sarebbe dunque pronta a interpretare un personaggio Na’vi, arricchendo un universo narrativo già vastissimo. Tuttavia, James Cameron, regista e mente creativa della serie, ha immediatamente temperato gli entusiasmi, chiarendo – in una dichiarazione che ha deluso molti – che la realizzazione del film non è ancora un fatto definitivo ma dipenderà, com’è logico, dall’evoluzione del complesso progetto produttivo.
Il peso della storia al cinema
Parallelamente, un’altra pellicola impone una riflessione ben più terrena e gravosa, trovando in Italia, secondo i dati di incasso, un pubblico particolarmente attento. Si tratta di “Norimberga”, il film diretto da James Vanderbilt che ha per protagonista Russell Crowe nella parte di Hermann Göring, uno dei principali imputati del processo che, tra il 1945 e il 1946, giudicò i crimini del regime nazista. La pellicola, che in nessun altro paese al mondo ha ottenuto lo stesso successo commerciale riscosso nella penisola, diventa oggetto di un approfondimento speciale al multisala Miv di Varese. Qui, la proiezione sarà introdotta da una videointervista esclusiva a Roberto Chevalier, direttore di doppiaggio e voce italiana storica di star come Tom Cruise e John Travolta, realizzata dal regista Emanuele Mattana per la nuova associazione Emp. L’iniziativa punta a esplorare non solo il lavoro artistico che sta dietro alle voci che il pubblico ben conosce, ma anche le tematiche profonde sollevate dal film.
Oltre lo schermo, il doppiaggio e la memoria
La scelta di Norimberga come città-simbolo non è casuale, essendo stata sia il luogo dove furono promulgate le infami leggi razziali del 1935, sia la sede del celebre processo che chiuse, sul piano giuridico, la seconda guerra mondiale. Il film, dunque, non si limita a rievocare un evento storico, ma si spinge a indagare, attraverso la figura complessa di Göring e le testimonianze – come quella della figlia Edda, citata quale esempio di una colpa che travalica la storia personale – gli abissi della natura umana. Un’operazione che, al di là della ricostruzione processuale, costringe a porsi domande scomode sul male, sulla responsabilità e sulla giustizia, temi di un’attualità bruciante che forse spiegano il particolare interesse del pubblico italiano.
Due industrie a confronto
Si delinea così un contrasto significativo tra due modi di fare cinema e di coinvolgere lo spettatore. Da un lato, la spettacolarità colossale e tecnologicamente avveniristica di Avatar, la cui continuazione, nonostante gli annunci sul cast, rimane avvolta in un’aura di incertezza che ne alimenta sia le attese che i dubbi. Dall’altro, un cinema di impegno civile e storico come quello di “Norimberga”, che trova nella qualità del dibattito e nella forza della memoria la sua ragione primaria, sostenuto anche dal meticoloso lavoro di artisti come Chevalier, il quale, attraverso il doppiaggio, dà una nuova voce e una nuova vita a storie provenienti da ogni angolo del mondo. Due percorsi distinti, entrambi vitali per un’industria che deve intrattenere ma, al tempo stesso, non può e non deve abdicare al proprio ruolo di riflessione critica sulla realtà, passata e presente.




