Lavoro, l’Istat fotografa il paradosso: tasso di disoccupazione al 5,2% ma crollano gli occupati. La forza lavoro invecchia e gli under 25 scompaiono dalle statistiche
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Redazione Economia
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Roma – Il consueto appuntamento con le rilevazioni mensili dell’Istituto nazionale di statistica, puntualmente arrivato alla vigilia del Primo maggio, ha offerto un quadro economico che solo a un’analisi superficiale potrebbe sembrare rassicurante. A marzo 2026, infatti, il tasso di disoccupazione è sceso al 5,2%, segnando un calo di 0,1 punti rispetto a febbraio e di ben 1,1 punti sull’anno precedente; una contrazione, quella del numero di chi è effettivamente alla ricerca di un posto, che si accompagna però a un fenomeno ben più allarmante per le dinamiche strutturali del Paese. Il numero degli occupati, il cuore pulsante del sistema produttivo, ha subìto una riduzione di 30mila unità rispetto allo stesso mese del 2025, portando il totale a 24 milioni e 124mila lavoratori. Se a ciò si aggiunge l’impennata degli inattivi – vale a dire quelle persone che hanno smesso del tutto di cercare un impiego – si comprende come la notizia principale non sia il calo della disoccupazione, bensì l’inarrestabile erosione della base lavorativa attiva.
Il crollo della partecipazione e il boom degli "scoraggiati"
L’elemento che ha destato maggiore preoccupazione negli addetti ai lavori, alla luce dei dati provvisori diffusi dall’Istat, riguarda l’impennata vertiginosa degli inattivi nella fascia d’età 15-64 anni, aumentati di 46mila unità solo nell’ultimo mese e di oltre 351mila su base annua. È questa, in buona sostanza, la fotografia di un mercato del lavoro in contrazione mascherata da statistiche positive: se calano i disoccupati (-38mila sul mese) non è perché abbiano trovato un’occupazione, ma perché una parte consistente di loro, esasperata dalla mancanza di opportunità, è uscita dal radar delle rilevazioni, rigonfiando le fila di chi è ormai considerato economicamente inattivo. In altre parole, le persone che non lavorano e non sono più disponibili a farlo sono aumentate a un ritmo impressionante, portando il tasso di inattività al 34,1%.
Giovani fantasma e l’inesorabile invecchiamento della forza lavoro
Spulciando i numeri forniti dall’ente di statistica, emerge con chiarezza la drammatica segmentazione generazionale che attanaglia il Belpaese: da una parte, una forza lavoro che invecchia a vista d’occhio, dall’altra intere generazioni che sembrano destinate a rimanere escluse. Se si osserva il dato tendenziale sugli occupati, gli unici a registrare un aumento significativo sono i lavoratori con almeno 50 anni, cresciuti di 358mila unità sull’anno, mentre le fasce centrali (35-49 anni) perdono 246mila posti e il comparto giovanile registra una vera e propria emorragia. Nello specifico, tra i giovanissimi di età compresa tra i 15 e i 24 anni, si contano 141mila occupati in meno rispetto a marzo 2025, un dato che getta un’ombra lunga sul futuro del sistema previdenziale e sulla ricambio generazionale nelle fabbriche e negli uffici; neppure la fascia 25-34 anni, che mostra una timida crescita mensile di 12mila unità, riesce a compensare le perdite strutturali accumulate nel lungo periodo.
Donne e precari: l’altra faccia della contrazione
La contrazione dell’occupazione, peraltro, non colpisce in egual misura tutti i settori della società. Su base mensile, quella di marzo registra un saldo negativo di 12mila posti di lavoro complessivi, risultato della combinazione di segnali contrastanti: mentre l’occupazione maschile cresce lievemente (+11mila unità), quella femminile subisce un crollo verticale di 23mila unità, allargando ulteriormente quel divario di genere che rappresenta una delle piaghe storiche del mercato del lavoro italiano. A ciò si aggiunge la fragilità della componenti contrattuali: a saltare sono stati principalmente i dipendenti a termine (calo di 2mila unità sul mese e di ben 142mila sull’anno) e gli autonomi, mentre i dipendenti permanenti reggono l’urto con una sostanziale stabilità. Questo mix di scoraggiamento diffuso, fuga dei giovani dal mercato e vulnerabilità del lavoro atipico dipinge il quadro di un sistema che, nonostante il polso fermo della crescita degli over 50, fatica a mantenere la sua capacità propulsiva.




