Paralimpiadi, niente portabandiera alla cerimonia d'apertura dell'Arena: la decisione dell'Ipc tra boicottaggi e motivi logistici
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Redazione Sport
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Sarà una cerimonia d'apertura senza precedenti, quella in programma venerdì all’Arena di Verona per dare il via ai XIV Giochi Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026, e non solo perché si terrà in un sito patrimonio dell’Unesco. Il Comitato Paralimpico Internazionale (IPC) ha infatti stabilito che nessun atleta, tra quelli delle 56 nazioni partecipanti, sfilerà come portabandiera del proprio Paese. Una decisione, quest’ultima, che ha pochi precedenti nella storia della manifestazione - l’unico caso risale a Mosca 1980, quando però furono le singole delegazioni a non volersi presentare con i propri simboli nazionali per via del boicottaggio occidentale - e che arriva al culmine di settimane di tensioni geopolitiche. Al posto degli sportivi, a condurre le rispettive delegazioni lungo il percorso dell’anfiteatro veronese ci saranno dei volontari, mentre le immagini degli alfieri, registrate nei giorni scorsi, veranno trasmesse durante lo spettacolo televisivo curato da Alfredo Accatino, intitolato “Life in Motion” e che vedrà tra gli artisti Stewart Copeland e il gruppo Meduza.
Il nodo della lontananza dagli impianti e le proteste per Russia e Bielorussia
La motivazione ufficiale addotta dall’IPC per questa scelta radicale, che di fatto priva molti atleti dell’onore di essere i portabandiera in una cerimonia inaugurale, risiederebbe principalmente nella necessità di non allontanare gli atleti stessi dai campi di gara, considerato che la distanza tra Verona e le sedi agonistiche come Cortina non è irrilevante e che alcuni di loro, come gli sciatori azzurri Renè De Silvestro e Chiara Mazzel che erano stati designati per l’Italia, saranno impegnati nelle competizioni già dalla mattina seguente. Tuttavia, appare difficile non leggere questa disposizione come una conseguenza diretta delle numerose defezioni annunciate nelle settimane precedenti da diverse delegazioni, le quali avevano già fatto sapere che non avrebbero partecipato alla sfilata in segno di protesta contro la decisione dell’IPC di consentire agli atleti di Russia e Bielorussia di competere non solo sotto la propria bandiera, ma anche con il proprio inno nazionale, rompendo di fatto il veto imposto dopo l’invasione russa in Ucraina e che invece era stato mantenuto durante le Olimpiadi.
La soluzione dei volontari e il caso della divisa ucraina
La protesta, guidata dall’Ucraina e poi allargatasi a macchia d’olio fino a includere nazioni come Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Polonia, Paesi Bassi, Germania, Repubblica Ceca, Canada e Croazia, ha messo in seria difficoltà l’organizzazione, portando l’IPC a optare per una soluzione che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto aggirare il problema: togliere gli atleti dal ruolo di portabandiera per evitare che la cerimonia si trasformasse in una passerella di assenti. Una mossa che, tuttavia, non ha sopito le polemiche, anzi, le ha semmai amplificate, concentrando l’attenzione proprio sul clima di forte tensione politica che avvolge questi Giochi Paralimpici, i primi dopo il ritorno dei simboli nazionali russi. A ciò si aggiunge un’altra controversia, relativa alla divisa della squadra ucraina: l’IPC ne ha vietato l’utilizzo perché riportava la mappa del Paese con tutti i suoi territori, inclusi quelli annessi dalla Russia, giudicandola un messaggio “troppo politico”, una decisione che ha spinto il presidente del Comitato Paralimpico Ucraino, Valeriy Sushkevych, a parlare di una nuova divisa fatta realizzare e spedire in tutta fretta in Italia, definendo quella originale come un capo “molto simbolico” che comunicava con forza l’esistenza dell’Ucraina con i suoi confini internazionalmente riconosciuti.
Il boicottaggio si estende alle televisioni e la macchina organizzativa prova a correre ai ripari
A rendere ancora più complesso il quadro, che vede i Giochi Paralimpici svolgersi per la prima volta in un contesto segnato da guerre in corso come quelle in Medio Oriente e in Ucraina, si aggiunge anche un boicottaggio di natura mediatica. Quattro emittenti pubbliche baltiche - quelle di Lituania, Lettonia, Estonia - insieme alla televisione finlandese, hanno annunciato che non trasmetteranno la cerimonia d’apertura dall’Arena di Verona, rifiutandosi di mandare in onda un evento che vede la presenza della bandiera russa. Una scelta, questa, compiuta per non “sostenere la decisione dell’IPC”, come dichiarato dai vertici della televisione lituana Lrt, e che priverà una parte del pubblico europeo della possibilità di seguire dal piccolo schermo uno spettacolo che, al netto delle tensioni, era stato pensato come un inno alla vita e al movimento. La macchina organizzativa, nel frattempo, portata avanti dalla Fondazione Milano Cortina 2026, cerca di mantenere la rotta, con il presidente dell’IPC Andrew Parsons che, in questi giorni, ha ribadito la fiducia nel potere dello sport di mettere in secondo piano le questioni diplomatiche, nonostante le crescenti difficoltà logistiche che hanno riguardato anche l’arrivo di alcune delegazioni a causa della chiusura di spazi aerei e dell’inasprimento delle misure di sicurezza.




