Crisi dell'auto, il fallimento dell'Ue sul piano economico ed ecologico
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Redazione Economia
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Nel 1994, una Fiat Punto costava quanto dieci mesi di salario di un operaio della Fiat. Oggi, per una Cinquecento elettrica, sono necessarie diciotto mensilità dei pochi operai rimasti in Stellantis. Questo è il primo dato della crisi dell'auto: la Punto, concepita come auto popolare, rappresentava un successo di mercato per il gruppo Agnelli, mentre la Cinquecento elettrica resta invenduta nei piazzali.
Riccardo Magi, intervenendo al Congresso dei Radicali a Torino, ha sottolineato la necessità di una soluzione europea per affrontare la crisi del settore automobilistico. Secondo Magi, è indispensabile inquadrare il problema in una chiave europea e trovare, con risorse comuni, interventi e politiche industriali di sostegno per tutto il settore. Senza un approccio coordinato a livello europeo, sarà impossibile invertire la crisi.
L'industria italiana, oggettivamente in declino, contribuisce sempre meno alla produzione di ricchezza nazionale. Tuttavia, non si può vivere solo di turismo e servizi, il cui sviluppo dipende anche dall'industria. Pertanto, è necessario un piano coordinato di rilancio dell'economia del Paese, partendo proprio dall'industria, evitando incentivi variabili legati agli strattoni dell'attualità.
La crisi dell'auto non è solo un problema economico, ma anche ecologico. La transizione verso l'elettrico, sebbene necessaria, deve essere sostenuta da politiche industriali adeguate e da un impegno comune a livello europeo.




