Navigare sicuri nel digitale tra phishing, vishing e la clonazione vocale

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il cyber-rischio si configura ormai come la nuova, subdola forma di imprevisto quotidiano, quella capace di annidarsi dietro lo schermo di uno smartphone o nella casella di posta elettronica, prima ancora che tra le mura domestiche. In un contesto dove la tecnologia accelera e l’intelligenza artificiale (non solo quella amica, ma anche quella criminale) diventa accessibile a chiunque, capire le dinamiche delle frodi non è più solo una competenza per esperti, ma una necessità per chiunque utilizzi una carta di credito o accrediti uno stipendio. Ne hanno parlato a Torino, nell'ambito di Area X, l'avvocato Antonino Polimeni, Mauro Palonta e Riccardo d’Agostini, analizzando un fenomeno – quello delle truffe digitali – che si rinnova a ritmi vertiginosi: dalle email di phishing, strutturate con una cura quasi maniacale per i dettagli, ai siti di e-commerce fraudolenti, fino al subdolo universo del vishing, quella pratica inquietante dove la voce all’altro capo del filo non è umana, ma una perfetta replica sintetica generata dall’IA.

Le statistiche del savonese e i numeri della postale

Non si tratta, beninteso, di allarmismi tecnologici, ma di una cronaca nera silenziosa che alimenta le statistiche giudiziarie. Nella sola provincia di Savona, per fare un esempio tangibile della capillarità del problema, le denunce per truffe legate all'e-commerce hanno superato le 120 unità nel corso del 2025, un dato che ha spinto le forze dell’ordine a organizzare convegni mirati proprio tra le mura storiche della Fortezza del Priamar. Qui, Banca Generali ha promosso l’incontro "Informazioni preziose per la prevenzione dalle frodi", coinvolgendo oltre 120 persone e cercando di costruire quella barriera culturale indispensabile per proteggere il risparmio. A livello ligure, i fatti sono ancora più eloquenti: oltre 9mila reati informatici denunciati tra l’inizio del 2025 e il primo trimestre del 2026, la maggior parte dei quali – ben 8.387 procedimenti – vede ancora un responsabile "ignoto", un'ombra che si muove nella giungla crittografata della rete.

L’evoluzione del phishing e la caccia ai biometrici

La vera svolta nelle tecniche di aggressione al patrimonio digitale, però, risiede nell’abbandono dei vecchi schemi. Fino a qualche tempo fa, bastava un errore di battitura in una mail sospetta per mettere in guardia l’utente; oggi, i modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) consentono ai malviventi di scrivere testi perfetti, privi di quel difetto grammaticale che un tempo rappresentava l’unico salvagente per il navigante distratto. Ma il salto di qualità (o di gravità) è rappresentato dal cambio di obiettivo: non più solo le password, facilmente sostituibili, ma i dati biometrici. I criminali informatici – attraverso siti fraudolenti che richiedono l’accesso alla fotocamera con la scusa di una "verifica dell’identità" – mirano a impossessarsi dei volti, delle impronte vocali e persino delle firme calligrafiche, elementi che, a differenza di una chiave di accesso, una volta compromessi non possono più essere cambiati.

Quando la voce diventa un’arma: vishing e deepfake

Proprio la clonazione vocale rappresenta forse l’aspetto più disturbante di questa nuova frontiera della criminalità. E non servono registrazioni complesse in studi insonorizzati: l’ultimo allarme, lanciato anche dagli esperti di sicurezza informatica, riguarda le cosiddette "chiamate mute". Basta rispondere con un secco "Pronto?", un’unica parola, per fornire all’algoritmo avversario il campione sufficiente (si parla di appena tre secondi di traccia) per replicare il timbro e l’inflessione della voce della vittima. Una volta clonata la voce, si passa al "vishing": una telefonata che sembra provenire da un numero attendibile (magari attraverso la tecnica dello spoofing) durante la quale il figlio sembra piangere chiedendo soldi per uscire da un falso guaio, o un dirigente d’azienda ordina un bonifico urgente. In Liguria, Polizia Postale e Carabinieri hanno già messo a segno diversi interventi, come la denuncia di una coppia di falsi postini o lo smantellamento di una rete responsabile di frodi per oltre 450mila euro, dimostrando come queste pratiche non siano fantascienza, ma interventi di ordinaria cronaca giudiziaria.

Difesa umana e regole comportamentali

Difendersi, in questo scenario, richiede un approccio che potremmo definire "antifragile", basato sulla verifica incrociata. La tecnologia da sola non basta più, perché il firewall umano deve imparare a dubitare anche dell’evidenza sensoriale. Di fronte a una chiamata che sembra provenire da un parente in difficoltà, l’unica mossa vincente non è l’istinto, ma la procedura: riagganciare immediatamente e richiamare il diretto interessato sul suo numero di telefono personale, quello vero, per annullare l’inganno della clonazione. La seconda regola, suggerita dagli investigatori, è la sovranità digitale: non condividere mai documenti di identità in fotografia sui social network (spesso il dark web è pieno di passaporti e carte d’identità scansionati, rubati durante check-in online o vendite su marketplace) e limitare al minimo la propria impronta vocale pubblica, cercando di evitare di esporre la propria voce in contesti pubblici aperti. La prudenza, insomma, non è più una virtù, ma l’unico antivirus davvero efficace.

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