Cento jet contro Teheran

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Sugli schermi della televisione di stato iraniana, la mattina appare tranquilla e ordinaria: le telecamere mostrano il traffico intenso nel centro di Teheran, i genitori che accompagnano i figli a scuola, i mercati appena riforniti di frutta e verdura. Tuttavia, nelle case, negli uffici e nelle università della capitale, il clima è ben diverso. Gli iraniani restano incollati ai telefonini, affamati di notizie.

Secondo l'ambasciatore Stefano Stefanini, già rappresentante d'Italia presso la Nato, l'offensiva israeliana, che ha visto l'impiego di cento jet contro Teheran, è stata calibrata appositamente per evitare un'escalation. L'attacco, avvenuto nella notte tra venerdì e sabato, ha puntato su obiettivi militari, evitando infrastrutture energetiche e nucleari, come richiesto dal presidente statunitense Biden, per non costringere l'Iran a una risposta con conseguenze imprevedibili.

Il gabinetto di sicurezza israeliano, riunitosi venerdì sera, ha discusso a lungo il piano, approvandolo infine all'unanimità. L'operazione, denominata "Giorni del pentimento", è stata preparata da mesi e rinviata più volte a causa di fughe di notizie oltreoceano. Le incursioni aeree, condotte in tre ondate a 1500 chilometri di distanza, sono giunte al termine del ciclo di festività ebraiche, aperte dallo Yom Kippur.

Nonostante l'apparente tranquillità mostrata dalla televisione di stato, la tensione è palpabile tra la popolazione iraniana, che teme le possibili ripercussioni di questo attacco.

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